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Il Borghese

La rivolta dei lavativi

Non mi piace farmi dare del lavativo. Specie da uno che non conosco. Mi riferisco al sottosegretario Polillo il quale, liquidandoci come un popolo di nullafacenti, ha estratto dal cilindro un coniglio spelacchiato per risolvere la crisi: «Sacrificate una settimana di ferie – ha detto il nuovo vate – e guadagneremo un punto di Pil». Meglio, aggiungo io, se il sacrificio è di due settimane, che valgono due punti, e via discorrendo. Immagino che il vate abbia già comunicato la notizia anche ai suoi colleghi tecnici (e non) che calcano i preziosi marmi del Parlamento. Da loro, siamo certi, verrà l’esempio da seguire: rinuncia totale del vuoto pneumatico che registrano le due Camere da luglio a settembre, raddoppio delle commissioni, lavoro notturno, abolizione dell’aria condizionata, pasto con pietanziera vecchio stile (modello tute blu di Mirafiori) al posto dei raffinati banchetti nei vicoletti della Roma che conta. Il Paese si tira su le maniche, i parlamentari sudano in bella compagnia con consiglieri regionali, provinciali e comunali. Mano alle cazzuole, si restaurano case fatiscenti e palazzi storici, si tappano le buche nelle strade, si confortano i vecchietti, si organizzano tombole. I soldi ci sono: basta toglierli dai forzieri colmi all’orlo dei partiti. Piace la ricetta? Ad agosto l’Italia sarà un’immensa fabbrica con i professori in tuta da imbianchini a guidare torme di onorevoli e consiglieri.

Baggianata per baggianata, questa mi pare più gustosa di quella affermazione secondo la quale gli italiani lavorano nove mesi all’anno, grattandosi negli altri tre. Ma dove vive il sottosegretario? Se qualcuno nel pubblico gode di privilegi, di certo nel privato le cose non vanno così: in Italia, dove c’è lavoro, si rusca (scusate il termine) dalla mattina alla sera, sabato compreso. Si lotta per un pugno di ore di straordinario e si fanno le capriole per pagare tasse e balzelli. E gli italiani, senza bisogno di stimoli, alle vacanze stanno già rinunciando. E non per amor del vate, ma per necessità, se è vero che poco meno della metà dei nostri compatrioti resterà a casa in agosto. A partire, quest’anno, saranno in 33,3 milioni (66%) contro i 39 milioni (79%) di appena due anni fa. Si rinuncia per il fattore reddito disponibile (39%), la preoccupazione per la situazione economica (22%) e le tasse (10%). È quanto emerge da un sondaggio della Confesercenti-Swg, secondo il quale gli italiani spenderanno complessivamente 30 miliardi di euro, 906 a testa, dunque ben al di sotto dei 1.022 euro del 2010. Avremo soggiorni improntati al risparmio, caro Polillo, ma questo – non per guastarle la festa – inciderà in maniera negativa sull’industria turistica e costringerà, forse, molti esercizi commerciali alla chiusura, oltre a deprimere il nostro stato d’animo e non solo i consumi. Il che ci porta a immaginare che il supposto punto di Pil guadagnato con l’austerità (degli altri) possa verificarsi davvero.

Detto fra noi, ma sommessamente, sarebbe meglio che i tecnici pensassero a soluzioni meno suicide, come per esempio quelle dell’aumento dell’Iva o ad altri balzelli. Perchè tutto sommato il popolo dei nullafacenti, che si gratta tre mesi l’anno, potrebbe davvero incavolarsi.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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