img_big
Il Borghese

Il giorno senza tasse

Per una beffarda ironia del caso, il “Tax freedom day” cadeva proprio a ridosso della scadenza per il pagamento dell’Imu, quindi dubitiamo che, anche sapendolo,  molti avrebbero “festeggiato” il 14 giugno come il giorno della liberazione delle tasse. Già perché quello è il giorno in cui si smette di lavorare solo per pagare le tasse: per ben 165 giorni in un anno si va in ufficio o in fabbrica o in cantiere soltanto per saldare il conto con lo Stato.

Il calcolo è del centro studi della Cgia di Mestre, che aggiunge anche come rispetto a 10 anni fa questo patrimonio di giorni lavorativi – e di vita – si sia ampliato, con ben 17 giorni in più. Nel 2002, difatti, la pressione fiscale era pari al 40,5%, mentre quest’anno si attesterà al 45,1%. E da 148 giorni necessari per pagare le tasse, si arriva ai 165 attuali, che scadevano per l’appunto il 14 giugno appena passato. Il calcolo della Cgia è stato fatto prendendo in esame il dato di previsione del Pil nazionale suddividendolo per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Dopodichè si è considerato il gettito di imposte, tasse e contributi che i contribuenti versano allo Stato e lo si è diviso per il Pil giornaliero.

A conti fatti allora metà dell’anno se n’è andato e adesso si lavora per pagare tutte le altre spese della nostra esistenza: si lavora per saldare il mutuo, per pagare le rate dell’auto, per mandare i figli a scuola. E in tutto questo si annidano anche le tasse indirette, leggasi accise sui carburanti o aumenti dell’Iva sui prodotti alimentari. Altri calcoli dicono addirittura che le aziende devono operare per ben più di sei mesi per far fronte alla pressione fiscale. A questo punto, in un anno di soli dodici mesi, dove si trova lo spazio per il risparmio, per l’accumulo di liquidità necessaria agli investimenti delle imprese? Come possono riprendere slancio i consumi se gli italiani non hanno più la possibilità di risparmiare quel minimo che possa mettere al riparo dagli imprevisti? In che modo le aziende non supportate da colossi o multinazionali possono investire nel proprio lavoro, quindi nelle attrezzature o nella manodopera qualificata, se la pressione fiscale è tale da non lasciare respiro?

Dunque perché stupirsi se poi le stime dei Caf dell’Unimpresa allarmano sostenendo che quasi il 40 per cento degli italiani non pagherà l’Imu? Magari confidando sulla mora abbastanza bassa… Troppo complicati i calcoli, troppo ottimistica l’idea di una proroga che non c’è stata, o più semplicemente la “disobbedienza fiscale” tanto ventilata non ha avuto neppure bisogno di padrini politici, ma semplicemente è tra i tanti effetti di questa crisi?
No, decisamente, quel 14 giugno c’era ben poco da festeggiare. E ci chiediamo, non senza qualche timore, in quale mese cadrà nel 2013 il “Tax freedom day”?

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo