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Mille e cinquecento euro. E il pusher africano se ne va dal carcere

Altro che fuga da Alcatraz, lenzuoli annodati alle sbarre, muri delle celle scavate con i cucchiaini. Per uscire dal carcere, ai pusher africani, possono bastare un po’ di soldi, un prestanome che faccia loro da garante per l’abitazione che non hanno, e un buon avvocato che si occupi della pratica per la concessione dei domiciliari. Una pratica che richiede innanzitutto l’esistenza di un domicilio, o quantomeno di qualcuno che ospiti in casa propria lo spacciatore. Trovare quel qualcuno, però, non sempre è così facile. E affinché l’istanza abbia più possibilità di essere accolta servono persone senza macchia.

Un bel problema per chi di solito frequenta soltanto colleghi che hanno già i loro guai con la giustizia. Ma un problema facilmente superabile. Con i soldi. Lo stratagemma, scoperto dagli uomini del nucleo investigativo del Settore sicurezza urbana della polizia municipale, è semplicissimo. E a svelarlo sono stati gli stessi pusher intercettati durante l’indagine conclusasi qualche giorno fa con 26 arresti e un sequestro di cocaina per 2 milioni e mezzo di euro.

L’articolo di Stefano Tamagnone su CronacaQui in edicola il 15 giugno

 

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