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Salta la base Ryanair. Cota, Fassino e Saitta: «Servono troppi soldi»

Le facce scure dei vertici di Sagat, al termine della riunione, non lasciano adito a dubbi e spiegano più di tante dichiarazioni di cortesia. La base che la compagnia aerea low cost Ryanair aveva intenzione di impiantare a Caselle non si farà. Il progetto avrebbe dotato Torino di 20 nuove rotte in cinque anni, incrementando i passeggeri dell’operatore dagli odierni 580mila a 900mila l’anno. Solo che, come avviene in questi casi, gli irlandesi volevano un consistente contributo per insediarsi in pianta stabile sotto la Mole: fra i 40 e i 50 milioni di euro in un quinquennio. Metà della somma, secondo gli accordi, avrebbe dovuto essere coperta da Sagat, metà dagli enti locali. Fino a pochi mesi fa, un’intesa che sembrava possibile. Poi con l’aggravarsi della situazione economica della pubblica amministrazione e la decisione di Comune, Provincia e Regione di liberarsi di gran parte delle proprie quote societarie, i nodi sono venuti al pettine. I soldi non ci sono, in sostanza, senza contare il fatto che la vendita del pacchetto azionario pubblico e l’ingresso di nuovi soci (probabile quello del fondo F2i guidato da Vito Gamberale) potrebbe mutare gli scenari.

L’articolo completo di Andrea Gatta su CronacaQui in edicola

 

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