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Il Borghese

Quanto magnano nani e ballerine

All’ombra della Mole e della Madonnina, ma anche del Colosseo e in laguna, la “piccola” politica italiana lavora nell’ombra come una schiera indefessa di topolini affamati per fare nomine su nomine piazzando omuncoli, nani e ballerine in enti e società controllate, aziende pubbliche e contenitori vari. Il tempo stringe e gli amici premono, i debiti sono in scadenza, i favori ricevuti vanno ricambiati. Un valzer antico, e sempre uguale a se stesso, che si suona e si balla a dispetto dei richiami al risparmio e ai tagli alla spesa pubblica. Alla faccia, verrebbe da dire, di quella spending review sbandierata dai Professori che, ormai senza speranza di farcela in proprio, hanno chiesto aiuto agli italiani invocando suggerimenti, consigli e perché no, pure denunce.

Un mare di carta visto che le 130mila mail spedite da un capo all’altro dello Stivale sono state diligentemente stampate e classificate da un’altra schiera di topolini (questi ultimi a libro paga della presidenza del Consiglio) e poi  riposte in quella stanza dei bottoni che il Premier ha definito la “situation room”, con uno spirito anglosassone che sinceramente ci sfugge. Detto fra noi, temiamo che il lavoro dei topolini della Presidenza sia inutile e che i faldoni siano serviti solo ad una buona campagna di stampa. E il perché è sotto i nostri occhi fin da quando, per andare al nocciolo della spesa pubblica e cioè alle prebende dei parlamentari, il presidente dell’Istat Giovannini, chiamato a confrontare in maniera attendibile gli stipendi dei Nostri con quelli dei colleghi europei, ha dato forfait. Troppi i paletti imposti dal Parlamento, troppi i lacci e i lacciuoli evidenti o solo mormorati, ma sufficienti a suggerire ai tecnici di battere in ritirata. E d’altra parte chi ha nominato i nominati? Riflettendo proprio sull’iter delle nomine, crediamo che il professor Monti abbia capito che con questa politica, resa ancora più forte dalla burocrazia che la circonda, c’era poco spazio per la manovra. Il resto è cronaca amarissima di finanziamenti ai partiti mai tagliati a sufficienza, di sprechi perpetrati a iosa, di vergogne evidenti e praticamente insanabili. Le ultime due, se volete, ve le serviamo in poche righe.

Da un lato c’è un ex magistrato del Tar di Roma, che è anche direttore della divisione affari giuridici Siae, e nel contempo direttore generale del Comune di Pomezia nonché dirigente del ministero dell’Economia e dirigente dell’istituto nazionale di Alta Matematica Francesco Severi a Roma, senza citare gli altri incarichi, più o meno retribuiti. Dall’altro un dirigente regionale che, ad ogni modo, di contratti di lavoro se ne intende assai avendo assunto – inutilmente – 25 persone in una comunità montana del basso Lazio che era stato chiamato a liquidare. Esempi limite, già sanzionati dalla Corte dei Conti, che tuttavia offrono uno spaccato inquietante della politica, piccola o grande che sia, a caccia indefessa di quattrini, di nomine e di potere. Resta l’amaro in bocca di fronte non solo alla spesa pubblica che sale, invece di contrarsi per i tagli a cui dovrebbe essere sottoposta e alla farsa dei Professori che fingono di farsi aiutare dagli italiani, per poi seppellire tutto nella “situation room”, tristissimo cimitero delle idee e delle speranze.  

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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