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“Mi ha portato via la mia unica figlia” Mamma disperata ordina l’omicidio

«La decisione di uccidere Silvester è mia, perché il dolore è mio». Liljana Hasa, 37 anni, albanese, siede davanti al sostituto procuratore Enrico Arnaldi di Balme. È accusata di aver assoldato alcuni sicari e di aver chiesto loro di uccidere il genero e vendicare la figlia, morta suicida due anni prima. «Non so esattamente cosa sia successo – racconta la donna al pubblico ministero -, ma il motivo della morte di mia figlia Lidia è lui». Lui si chiama Silvester Cerriku, ha 23 anni ed è un connazionale di Liljana: il 2 settembre di un anno fa è stato travolto da una Mercedes bianca, poi ferito alla testa con due colpi di arma da fuoco. Silvester è riuscito miracolosamente a salvarsi, ma la sua vita non sarà più la stessa: è rimasto paralizzato e ora vive in una comunità protetta.

Mandanti ed esecutori dell’agguato adesso sono tutti in galera, accusati di tentato omicidio in concorso. Lei, Liljana Hasa, la principale mandante dell’aggressione, non sembra affatto pentita. Anzi, ritiene di aver agito nella maniera più naturale possibile per una madre che ha perduto la sua unica figlia, la figlia che tanto amava. Per questo, davanti al magistrato, la donna ripete che non avrebbe avuto pace finché non fosse riuscita a farla pagare al genero. «Se non avessi agito – spiega – non sarei stata una madre». Racconta, pertanto, com’è andata veramente. «La decisione di uccidere Silvester è mia, solo mia. Io volevo procurarmi una pistola e se non ci fossi riuscita sarei stata disposta anche ad uccidermi. Feci pertanto pressioni su mio fratello, che tentò di persuadermi dicendomi che sarebbe stato tutto inutile, che comunque non avrei riavuto più mia figlia». Il fratello di Liljana è Leonardo Pici, 33 anni: anche lui è stato travolto da questa incredibile vicenda. «Mio fratello – continua Liljana – andò da Ervin e spiegò la situazione, dicendo che io avevo bisogno di una pistola (..) Ervin rispose che non dovevo rischiare la mia vita, che vi erano persone disposte ad agire per denaro». Ervin è Ervin Xhakosi, l’albanese di 26 anni che ha sparato a Cerriku. L’uomo riferisce a Liljana che per portare a termine il piano occorrono 80mila euro, la donna gli risponde che 80mila sono troppi e che al massimo può pagare 70mila. C’è l’accordo sui 70mila, il 2 settembre viene organizzato l’agguato. Subito dopo l’aggressione, la donna paga. «Io pagai anche se sapevo che Silvester era ancora vivo. Comunque l’avevano colpito e questo era quello che contava. Adesso sto meglio, anche se dovessi restare in prigione il resto della mia vita». E ancora: «A Ervin non ho mai chiesto i particolari dell’aggressione. La mia parte l’ho fatta, ma il destino ha voluto che Silvester vivesse e pazienza. Il mio dovere l’ho fatto, questo è l’importante».

Lidia Cupani, la figlia di Liljana, si era suicidata il 3 settembre 2009, lanciandosi nel vuoto dal balcone dell’abitazione nella quale viveva con il marito Silvester Cerriku. Il 2 settembre di due anni dopo, Silvester viene investito e poi ferito con un’arma da fuoco. Gli inquirenti temono che tra i due episodi possa esserci un collegamento, i sospetti diventano sempre più forti nel corso delle indagini, fino all’individuazione dei responsabili dell’agguato e alla scoperta che a organizzare quell’agguato sono stati i familiari della giovane donna suicida.

Mandanti ed esecutori sono assistiti dagli avvocati Aldo Mirate, Massimo Guidi, Valter Campini, Salvo Lo Greco, Fabrizio Cardinali e Andrea Galasso.

Giovanni Falconieri

 

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