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Il Borghese

I conti non tornano mai

Idee poche e pure confuse. Da una parte i magistrati contabili della Corte dei Conti ci dicono che l’elevata pressione fiscale potrebbe generare un circolo vi­zioso, mettendo sotto scacco la crescita del Paese, dall’altro il dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia sottolinea che le entrate tributarie dei primi 4 mesi del 2012 sono inferiori di 3.477 milioni di euro rispetto alle previsioni annuali contenute nel Def, il Documento di Economia e Finanza. Il che potrebbe voler dire che al capitolo primo del vangelo secondo Monti che prospettava un futuro di lacrime e sangue, se ne aggiungerà un secondo dal tenore ancora peggiore. Lacrime, sangue e fustigazioni?

Visto come stanno le cose non ci sarebbe da stupirsi, anche se ormai il portafoglio dei soliti noti è stato spremuto a dovere, tas­sando in maniera irragionevole l’unico be­ne rifugio delle famiglie, ossia la casa, men­tre l’evasione fiscale la fa da padrona fa­cendo perdere all’erario qualcosa come 132 miliardi tra Iva e Irpef negli ultimi tre anni. La solita Italia a due velocità, con i furbetti che si arricchiscono e gli altri che pagano anche per loro. Ma il problema vero resta quello degli sprechi e delle inefficienze. La sanità nazionale è un buco vergognoso da cui ogni giorno emergono fenomeni di in­capacità gestionale e amministrativa, se non di vere e proprie rapine ai nostri danni, e la spesa pubblica, che avrebbe dovuto essere ricondotta a criteri di economicità, continua a correre come se nulla fosse ac­caduto.

Peggio ancora, come se nei palazzi del potere il vento della crisi fosse un refolo primaverile che accentua, invece di spe­gnerli, gli sprechi faraonici di sempre. Ep­pure la Corte dei Conti che è fatta di tecnici, proprio come quelli che sono stati chiamati al governo, invoca «meccanismi di razio­nalizzazione e controllo quantitativo e qua­litativo della spesa pubblica o meglio quella “spending review” che ci hanno venduto come una sorta di aspirina cura tutto e che invece si è manifestata per quel che è: un raccoglitore di briciole, tanto esigui sono i tagli effettuati fino ad ora.

Quel che è peggio è la risposta, quasi in automatico, del mi­nistro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, il quale ha addirittura ven­tilato l’ipotesi di aumento delle tasse già per il prossimo autunno, quasi fossero la con­seguenza naturale degli eventi calamitosi che hanno colpito il nostro Paese. Inop­portuno? Mi verrebbe un’altra parola, ma tant’è. Il problema resta quello delle idee, poche e confuse, tranne una: quella di tas­sare, tassare e poi ancora tassare gli italiani come se il nostro borsellino, risparmi com­presi accumulati in una vita di lavoro, fosse inesauribile. Possibile che i tecnici non ca­piscano che la cura dimagrante imposta sta addirittura cambiando le abitudini degli italiani, costringendoli ad economie post belliche che, di fatto, contraggono terri­bilmente i consumi? E che si questo passo l’Iva – solo per fare un esempio – consentirà gettiti sempre più rarefatti? La Corte dei Conti, che pare l’unica in grado di gestire almeno un pallottoliere, la sua l’ha detta: troppe tasse deprimono l’economia del Pae­se. Aspettiamo la sentenza dei tecnici. Ma senza farci illusioni.
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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