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Il Borghese

Di rigore si può pure morire

Se gli ingredienti della ricetta anti crisi erano solo “lacrime e sangue”, allora il piatto è davvero servito. Rigore, equità e crescita, sem­pre per citare le pietre miliari del programma del governo Monti, sembrano sempre più uno slogan mediatico man mano che i mesi si susseguono e il Paese si piega sotto il peso di riforme pesanti (pensioni e lavoro), di tasse (a cominciare dall’Imu che ormai ha svelato il suo vero volto di pa­trimoniale) e di balzelli (benzina in testa). La ma­novra “salva Italia”, altro slogan che ci ha fatto ben sperare, ma solo per qualche settimana, lasciandoci intendere una sorta di scudo protettivo che avrebbe dovuto salvarci dalle grandi speculazioni internazionali, si è rivelata tutta tasse e pochi, pochissimi tagli alla spesa pub­blica. Il risultato è una sorta di grigiore tecnico politico, senza slanci e senza fantasia che ha finito per permeare anche le forze eco­nomiche più vigorose, lasciandoci qui a boccheggiare.

E i dati dell’Istat sulla disoccu­pazione fotografano una situazione che definire allarmante, è poco. Nel primo trimestre 2012 la percen­tuale di chi è senza lavoro vola al 10, per cento, in crescita di 2,3 punti percentuali su base annua. Il tasso più alto dal primo trimestre del 1999.
Certo, dirà qualcuno dei nostri Pro­fessori, il dato è in linea con quanto accade in tutta l’Eurozona, dove il tasso di disoccupazione è salito all’11 per cento nel mese di aprile. Ma con tutto il rispetto, noi dob­biamo badare ai fatti nostri, che ci sembrano assai seri, senza indul­gere in vecchi detti popolari come “mal comune è mezzo gaudio”, e via discorrendo.

Ad aprile la situazione è rimasta sugli stessi livelli, confermando il graduale tasso di crescita con un rialzo di 0,1 punti percentuali su marzo e di 2,2 punti su base annua. E il Piemonte, che un tempo era capitale dell’auto, sta ancora peg­gio delle altre grandi regioni del nord. Peggio della Lombardia, peg­gio del Veneto. Un anno fa i di­soccupati erano 159mila, oggi su­perano i 185mila. Il saldo negativo si commenta da sé.

E qui urge la prima domanda: quale ricetta di crescita ci verrà prescritta dal governo dei professori mentre la riforma del lavoro cammina lemme lemme da un ramo all’altro del parlamento? Quali soluzioni per i giovani e per le donne che stanno toccando livelli mai immaginati prima? Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni nel primo trimestre è salito al 35,9%, mentre le giovani donne scendono addirittura al 51,8%. Un quadro nerissimo dove si percepisce un timore diffuso: che al rigore, unica arma dei nostri tecnici, sia sacrificabile proprio tut­to. Popolo compreso.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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