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Cronaca

Due scosse terribili piegano l’Emilia: 17 morti. E l’Italia si mobilita

 La terra è tornata a tremare: due lunghe e intense scosse che hanno seminato morte e distruzione in Emilia e terrore in tutto il nord Italia.
Diciasette morti, diversi dispersi e 15mila sfollati: questo il bilancio provvisorio del po­meriggio, mentre ancora si scava sotto le macerie dei pae­si emiliani devastati dal si­sma. Due scosse intense, for­tissime, che hanno fatto tre­mare tutto il nord.
La prima poco dopo le 9 ed è stata avvertita distintamente anche a Torino e in tutto il Piemonte. La magnitudo regi­strata è stata di 5.9 sulla scala Richter, epicentro a una deci­na di chilometri di profondità a Medolla, in Emilia Roma­gna. La seconda è arrivata po­co prima delle 13, anche que­sta di magnitudo superiore a 5 e di notevole durata.

A Torino la scossa, in partico­lare la prima, è stata avvertita soprattutto ai piani alti degli edifici: alla Provincia, in cor­so Inghilterra, tutti i dipen­denti si sono radunati nell’an ­drone, come prevede il piano di sicurezza, nel timore di una evacuazione. Evacuazio­ne che ha riguardato alcune scuole torinesi e della cintura (per esempio una superiore e una elementare a Ivrea), dove studenti e professori sono let­teralmente fuggiti nei cortili, per poi rientrare in aula una volta terminate le verifiche. Evacuazioni nelle scuole an­che nel resto del Piemonte, in particolare nel novarese e nel vercellese, dove la scossa è stata avvertita con maggiore intensità. A Novara, è stata disposta l’evacuazione anche del palazzo sede di Equitalia. Studenti in strada e poi ri­mandati a casa anche in Valle d’Aosta e in Liguria.
Per quanto riguarda Torino, centinaia, comunque, le se­gnalazioni giunte ai centrali­ni dei vigili del fuoco, soprat­tutto quando, quattro ore do­po, la terra ha tremato nuova­mente. In alcune zone della città in parecchi sono usciti dagli edifici, riversandosi sui marciapiedi. Dalla Protezione civile, almeno per quanto concerne i primi controlli ef­fettuati, non risultano co­munque danni di sorta alle infrastrutture, né feriti. Solo qualche caso di panico e di ansia, risolto con una visita al pronto soccorso.

Ironia della sorte, l’assessore regionale alla Protezione Ci­vile, Roberto Ravello, ieri si trovava proprio a San Giaco­mo di Mirandola, nel cuore del sisma, dove da una setti­mana è attiva il campo allesti­to dai volontari partiti dal Piemonte. Un campo di cui la Regione ha disposto il rad­doppio della capienza, per fa­re fronte alle nuove esigenze. «Ho ritenuto doveroso venire qui – ha dichiarato Ravello ­per porgere di persona, a no­me mio e del presidente Cota, un sentito ringraziamento agli operatori ed ai volontari della Protezione civile del Piemonte per l’impegno e la professionalità che ancora una volta stanno dimostran­do. Pur nelle difficoltà della situazione, ho potuto riscon­trare che la gestione dell’emergenza si sta svolgen­do nel migliore dei modi, gra­zie ad una buona sinergia tra le strutture regionali ed i vo­lontari». Ieri sera altri volon­tari dell’Anpas sono partiti dal Piemonte: l’obiettivo è la realizzazione di un secondo campo per ospitare altre 250 persone a Novi di Modena.

Anche il Comune di Torino si è messo a disposizione fin dalla mattinata, della Prote­zione Civile che opera nell’area. Nella notte era pre­vista la partenza di un primo equipaggio della Protezione civile, mentre oggi dovrebbe partire un’autocolonna con personale comunale effettivo e volontario con attrezzature da campo: tende, lettini e una cucina mobile in grado di pre­parare mille pasti caldi al giorno. «Provvederemo a in­viare non appena verrà indi­cato mezzi, uomini e generi di conforto per dimostrare con­cretamente la solidarietà e la vicinanza che uniscono le no­stre Città» ha dichiarato l’as­sessore Giuliana Tedesco.

 

 

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