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Il Borghese

E adesso i tedeschi chi li sente?

Facciamo il punto sulle nostre disgrazie. La crisi, gli scandali della politica, i partiti che rubano anche da morti, le lauree albanesi, il corvo in Vaticano. Una raffica di cattive notizie. Sei giorni su sette. Si salvava, a volte, la domenica. Tutta spaghetti e pallone. Si salvava. Perchè da oggi, con le perquisizioni a Coverciano, nel tempio del calcio azzurro, meglio ancora nel giorno in cui il Ct Prandelli avrebbe dovuto diramare la lista dei con­vocati per gli Europei, il pallone, già amaro per gli scandali delle partite vendute, diventa criminale E il dorato mondo dei calciatori belli e strapagati, con fuoriserie e fidanzate da far girare la testa, diventa quasi simile alle cronache delle nostre periferie, co­me se fossero bulli o peggio ancora criminali di mezza tacca. Milionari che rubano il gol, che si accordano su un pareggio, che cedono a lusinghe o a minacce di uno zingaro o di un un­gherese di turno. Per soldi, ovviamente. Perchè il pallone rotondo assomiglia sempre più ad una moneta d’oro.

Come nella favola di Pinocchio. Una storia tristissima di ingordigia e di stupidità che concorre a dare un’altra mano di vernice nera ai tempi già tetri che stiamo vivendo. Per l’Italia, ammettiamolo, an­cora prima di capire perchè ci si trovi di fronte ad un’altra inchiesta ad orolo­geria, è un colpo terribile all’immagine. O come dice Trapattoni «una notizia devastante». Fatto sta che, dall’esterno, noi appariamo sempre di più come un popolo di maneggioni che si arrangia, incuranti della legge degli uomini e addirittura dei valori universali dello sport. Prepariamoci alle benedizioni di francesi, tedeschi e inglesi.

Dei tedeschi soprattutto, per i quali noi rimaniamo sempre quelli degli spaghetti e della P38. Loro vedranno solo il marcio e, co­munque vada, la nostra credibilità in campo internazionale sarà incrinata. E non solo sui campi di calcio. Spiace terribilmente che la malafede di qualche divo super pagato possa danneggiare l’onorabilità di milioni di onesti cit­tadini lavoratori. Ma tant’è. Il calcio, specialmente per chi come noi tanto tifa e tanto ha vinto, è un ambasciatore della nostra immagine e di certo noi non appariremo più affidabili agli occhi de­gli altri paesi in un momento così dif­ficile per l’Europa e per la sua tenuta economica. Non entro nell’inchiesta e, per formazione culturale, dico anche che un indagato non è necessariamente un colpevole. Da torinista convinto fac­cio gli auguri a Conte, e da italiano mi affido ancora alla nostra buona stella. La stessa che dopo due scandali brutti del nostro passato, il primo filone del calcio scommesse e le ombre sinistre di Calciopoli, ci ha fatto vincere altrettanti campionati del Mondo. Perchè, checchè ne dicano i francesi, i tedeschi e gli inglesi, noi siamo gente orgogliosa. E di pagare tutti per le colpe di pochi, non ci sta bene.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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