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Il Borghese

La crisi venuta da lontano

Questa che stiamo vivendo è una crisi che arriva da lontano. Da troppi anni, infatti, c’erano avvisaglie di quanto sarebbe accaduto: diminuzione del tessuto produttivo, deindustrializzazione dei nostri territori, senza contare l’eccessivo ricorso agli strumenti della “finanza crea­tiva” che hanno contribuito alla creazione delle varie “bolle” che poi hanno causato gli sconquassi che conosciamo. Ma questa è una crisi che arriva da lontano anche e soprattutto per un’altra ragione. E la spiega bene il rapporto annuale 2012 dell’Istat. Secondo la relazione, negli ultimi due decenni la spesa per consumi delle famiglie è cresciuta a ritmi più sostenuti del loro reddito di­sponibile, determinando una progressiva ri­duzione della capacità di risparmio. In poche parole, i prezzi sono aumentati, gli stipendi no. Se prendiamo in analisi soltanto gli ultimi anni, scopriamo che dal 2008 il reddito di­sponibile delle famiglie è aumentato del 2,1 per cento in valori correnti, ma il potere d’acquisto (ossia quello che rappresenta il reddito in ter­mini reali) è sceso di circa il 5 per cento.

Aggiungiamo poi che il tasso d’inflazione oltre il 3 per cento è quasi eufemistico nel suo tratteggiare i contorni della mazzata, dal mo­mento che molti prodotti hanno registrato au­menti ben più consistenti: basti pensare ai carburanti il cui balzo in avanti si può quan­tificare in un 20 per cento nel giro di un anno appena. Un altro dato che documenta l’Istat, poi, è quello sulla capacità di risparmio: una capacità che è stata erosa proprio dalla perdita di potere d’acquisto. Anzi, quasi tutti hanno dovuto attingere alle scorte, ai risparmi per far fronte non agli imprevisti, bensì alle contin­genze quotidiane. Cosa accadrà quando tutte queste risorse – ci sono giovani che vivono della previdenza e della parsimonia dei loro genitori, se non addirittura dei nonni – saranno esaurite? Bisogna avere il coraggio di ammettere, anche dinnanzi a queste analisi e relazioni, che la nostra società si basa su una “ricchezza” ri – salente ad almeno un paio di generazioni fa. Quasi come le idee sul tipo di interventi ne­cessari per il risanamento o per una politica industriale nazionale.

È difficile far ripartire una macchina se il motore è ingolfato a causa di anni di scarsa manutenzione o di totale immobilità. È difficile scommettere su futuro e innovazione se le risorse per la ricerca e la formazione vengono continuamente tagliate, se progetti come quello della banda larga finiscono accantonati, ma­gari perché diversi governi, uno di seguito all’altro, trascorrono i loro mandati a discutere dei propri fragili equilibri, degli interessi per­sonali o di bottega, di massimi sistemi e di ottimismo irrazionale.

E adesso cosa ci ritroviamo? Una cura drastica a base di pressione fiscale elevata – che come primo effetto ovviamente penalizzerà i con­sumi -, tagli drastici ma non ai privilegi di casta per cui ai tecnici serve assumere un “super ­tecnico”, fino al nuovo balletto dei partiti, agli exploit dei comici trasformati in guru, a una tensione sociale sempre più palpabile di cui tutti si sorprendono, come se i danni non avessero un’origine che risale a tanto tempo fa. Un’epoca della quale troppi paiono conside­rarsi spettatori non vedenti, oltre che non pa­ganti.
andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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