img_big
Il Borghese

Siamo più ricchi? Non tutti

Una buona notizia per tutti noi: in un anno, abbiamo guadagnato di più. Incredibile, ve­ro? Soprattutto perché non ce ne siamo accorti. Eppure i numeri non mentono, la ma­tematica non è un’opinione e tutto questo genere di cose. Se guardiamo i dati del ministero delle Finanze sugli imponibili Irpef della dichiarazione 2011, i redditi degli italiani sono aumentati. Per intenderci, solo a Torino rispetto all’anno precedente, il reddito medio è aumentato di oltre 3mila euro. Natural­mente, ci dovrà pur essere una ragione se nessuno si è accorto della cosa: forse, rispettando il criterio statistico della media ponderata, perché sotto la Mole sono aumentati di numero anche coloro che dichiarano più di 100mila euro. Quindi, il reddito me­dio complessivo della città è aumen­tato.

Peccato che letti così questi dati non servano niente e certo non fornisce con­solazione alcuna il fatto che Milano sia per esempio il capoluogo più ricco d’Ita­lia con una media di oltre 35mila euro di reddito, se poi nella stessa città una fascia sempre più ampia della popo­lazione vive al di sotto dei 10mila euro annui, o addirittura dei 5mila. I be­nestanti, all’ombra della Madunina, so­no per intenderci oltre 37mila, meno del 5 per cento dell’intera popolazione. A Torino questa percentuale scende al 2 per cento, per 10mila contribuenti in totale. Ma anche il loro reddito, dati alla mano, appare in diminuzione, con una perdita del 7,5 per cento. Come a dire che la crisi la sentono tutti?
Può anche darsi che tutti sentano la crisi, ma certo i suoi effetti sono dif­ferenti per ciascuno. Per fare un esem­pio, l’introduzione dell’Imu, l’aumento dell’Iva, l’inflazione colpiscono allo stesso modo quei 10mila di cui sopra e gli oltre 57mila che dichiarano meno di 7.500 euro annui? La domanda, ov­viamente, è retorica e la risposta scon­tata.

Eppure in questo Paese la pressione fiscale non appare ancora modulata in maniera realmente elastica: forse per­ché, a dirla tutta, il Paese non ha nep­pure un’idea reale di quanti siano i suoi ricchi autentici, coloro che aggirano il sistema e si danno all’evasione siste­matica. Mentre i poveri diavoli, quelli delle pensioni minime o dei redditi fal­cidiati nel loro potere d’acquisto, coloro che non possono nascondersi, rappre­sentano sempre la maggioranza soffe­rente.

Ma i titoli dei quotidiani spe­cializzati, dei siti Internet, le divagazioni degli analisti si soffermano sempre sul dato più evidente e più eclatante, alle volte senza neppure sottolineare le di­screpanze, le contraddizioni: come quel­la per cui il reddito medio sarebbe in crescita, ma le nostre città rimangano strangolate da crisi, cassa integrazione, povertà e un’assenza ormai disperante di ricette che inducano all’ottimismo, di piani per il futuro che non siano la trita e ritrita minacca di «finire come la Grecia».

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo