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Il Borghese

A lezione dai cattivi maestri

Speriamo che sia solo una sceneggiata, se no sono dolori. Mi riferisco a quello che è successo ieri mattina nella maxi aula della Corte d’Assise di Milano dove si celebrava la prima udienza del processo d’appello bis alle nuove brigate rosse che troppo spesso siamo inclini a dare per morte alla fine degli anni ’80. Come allora, pugni chiusi sollevati dentro le gabbie, con il tribunale che diventa il palcoscenico dove si celebra la rivoluzione armata. Ma quel che è peggio è il contorno dei ragazzini che bigiano la scuola per applaudire il proclama di morte e le bandiere No Tav che sventolano a dispetto di polizia e carabinieri quasi fosse lì, nello scippo perpetrato ai valligiani, lo spazio di manovra dei nuovi terroristi. Peggio questo, ci pare, delle parole di uno come Alfredo D’Avanzo, l’ex operaio Fiat considerato il nuovo capo delle brigate rosse in versione “partito comunista politico militare” che se vogliamo ha fatto il mestiere suo, grato che gliene fosse data l’occasione. Cioè ha in­neggiato alla rivoluzione proletaria, ha ca­valcato il clima di tensione che si respira nel Paese dopo l’attentato di Genova e ha concluso che è il momento buono. Per fare cosa lo ha spiegato il “delegato” torinese Vincenzo Sisi, ex sindacalista secondo il quale «solo con le armi si sovvertono i poteri».

Parole note, tristemente, che ci riportano al clima degli anni di piombo dove ogni processo diventava il luogo dove suonare la grancassa dell’eversione. Ieri, però, c’è stata la sensazione che chi era venuto in aula lo avesse fatto per dimo­strare di esserci, e soprattutto di condi­videre. Quelle maglietta preparate ad arte con il pennarello, la scritta “solidarietà” e gli applausi agli imputati nella totale in­differenza verso chi era chiamato a man­tenere l’ordine in aula, forse la dicono lunga sul fatto che i cattivi maestri stanno facendo proseliti. Sembra quasi che i fian­cheggiatori di un tempo, preoccupati di sostenere i brigatisti nell’anonimato siano stati sostituiti da una nuova generazione più sfrontata. Che non ha paura di farsi vedere in faccia, che forse ha già fatto esperienza nei cantieri No Tav, o nelle piazze di Milano, di Torino e di Roma. Se c’era qualche dubbio sulle parole, appa­rentemente improvvide del ministro Can­cellieri che ha paragonato la Tav alla madre di tutte le preoccupazioni per l’ordine pub­blico, oggi una riflessione va fatta su questa galassia disordinata ma pericolosa che si muove attorno ai professionisti dell’ever ­sione. Senza farci troppo caso forse li ab­biamo lasciati addestrare alla guerriglia proprio in val di Susa e poi negli scontri di piazza.

E abbiamo sottovalutato tutti il fatto che imbracciassero bastoni e impu­gnassero pietre, anzichè le pistole di un tempo. E ci ritroviamo ad avere a che fare non con una sigla che ha i suoi coman­damenti, per quanto aberranti, ma con un insieme di formazioni sparse, magari senza nome, ma non per questo meno pericolose. Temiamo ci attenda una fase delicatissima di indagini e di analisi, con un vantaggio in meno rispetto al passato: non ci pare, per il momento, che qualcuno abbia anche solo mostrato un’ombra di pentimento.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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