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Il Borghese

I fantasmi del passato

Un colpo di pistola sparato alle spalle con una rivoltella, una Tokarev 7,62 che puzza di ter­rorismo lontano un miglio. Per terra resta un manager di Stato, Roberto Adinolfi, 59 anni, ammi­nistratore delegato di Ansaldo Nucleare, gruppo Fin­meccanica. Ha una gamba spezzata in due da un proiet­tile. Sullo sfondo un complesso residenziale di Marassi, alla periferia di Genova. Tre elementi, la pistola, la tecnica della gambizzazione, la città che richiamano alla memoria i riti tragici di quarant’anni fa quando all’An- saldo sparavano le brigate rosse.

Se c’è un collegamento con i tempi bui dell’eversione, non lo sapremo fino a che qualcuno non si degnerà di rivendicare l’attentato. Ma di certo i simboli si sprecano in questa storia che cade, con puntualità tragica, in una mattina ancora elettorale, mentre nelle urne si accalcano le schede che condanno la politica tradizionale. C’è un nesso logico tra l’agguato e l’appun ­tamento con le elezioni amministrative? C’è, dietro gli spari, un monito contro lo Stato, come a dire “siamo tornati, siamo in guerra?”. Troppo facile sarebbe gridare oggi al ritorno del terrorismo. E anche troppo banale perchè quel terrorismo brigatista è cosa passata e oggi l’eversione viaggia su internet, stringe collegamenti internazio­nali, si avvale di una nebulosa incerta che sta a cavallo tra l’anarchia e l’insurrezio­nalismo. Peggio o meglio non si sa. Certo, mentre gli inquirenti cercano di isolare le piste e di capire se quegli spari non hanno altra ragione, magari personale, arriva il ministro Cancellieri a escludere che il mo­vente vada cercato nella vita privata o la­vorativa del manager.

Che in sostanza pro­muove la matrice eversiva come la pista più accreditata da perseguire. Se è così, sono guai seri. Per tutti. Ed ecco che spunta, con l’autorevole firma dei Ros dei carabinieri, la tesi che gli esecutori materiali dell’attentato possano far parte della galassia anarco­insurrezionalista che da mesi ha lanciato attraverso il web un appello ad alzare il tiro. Ossia, per usare parole povere, ad usare le armi. Pistole e bombe come quelle esplose lo scorso anno in Germania o nella sede di Equitalia a Roma. Ed ecco che gli obiettivi tornano ad essere scelti con cura. Come le date in cui eseguire le “sentenze”. La con­comitanza con le elezioni amministative, ma anche con la convocazione del consiglio di amministrazione di Ansaldo. Segno di quella meticolosa preparazione che in pas­sato ha insanguinato l’Italia. E che oggi potrebbe avere una deriva ambientalista capace di scegliersi nuovi simboli da ab­battere: la Tav in Valle di Susa piuttosto che gli stabilimenti dell’Eni sparsi in giro per il mondo e già colpiti con attentati dina­mitardi, o l’Ansaldo nel suo ramo nucleare. Comunque sia quello che fino a pochi mesi fa pareva un allarme gridato ad arte, oggi con l’attentato al manager Finmeccanica, trova preoccupanti conferme. Ma ciò che preoccupa di più è il clima in cui sembra maturare questa nuova stagione eversiva. Con la crisi, la tensione sociale, i gesti disperati, la disoccupazione e la povertà a fare da sfondo a provocazioni intollerabili che – secondo gli stessi vertici dell’ an­titerrorismo «non possono e non devono in nessun modo essere sottovalutate dalla classe dirigente di questo Paese che deve dare una immediata risposta politica».
beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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