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Meggiorini apre le danze, poi le chiude Antenucci. Così il Toro si ” vendica”

Un catino, feroce e travolgente, perché l’Olimpico sa essere così nelle serate in cui serve. Lo ha capito subito il Padova, ancora prima di entrare in campo, così come ha capito di essere capitato a Torino nella serata sbagliata, quella del riscatto e dell’orgoglio. Perché c’erano troppi moti­vi per prendersi una rivincita, non solo su quanto successo all’andata, ma soprattut­to su quello che i veneti negli ultimi anni avevano sottratto. Così prima del via gran sventolare di bollette e accendini, come a dire che la luce va pagata, prima di essere usata. Poi quella luce si è accesa solo per la squadra di Ventura, scesa in campo con una feroce determinazione che nelle ulti­me giornate si era vista solo a tratti. Dieci minuti di studio, fatti di possesso palla e gran pressing, poi al primo affondo vero subito una liberazione, con la solita disce­sa di Stevanovic, il centro e la stoccata di un Meggiorini finalmente decisivo e vo­glioso di esserlo. Come vorrebbe essere Bianchi, se solo di questi tempi glielo permettessero. Emblematico quello che succede poco dopo la metà del tempo, quando il capitano parte tutto solo in contropiede ma quando sta per arrivare dalle parti di Perin, Franco non trova nulla di meglio da fare che stenderlo. E ancora una volta un arbitro, questa volta Ostinelli ma tanto è uguale, guarda e passa oltre. Eppure il Toro carica e non si lamen­ta, costringendo il Padova al piccolo cabo­taggio, anche se nel resto della prima frazione accade praticamente nulla.

 

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