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Cronaca

Finita l’era Sarkozy, all’Eliseo arriva il socialista Hollande

Francois Hollande 17 anni dopo Francois Mitterrand. In mezzo, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e tante sconfitte e umiliazioni per la gauche francese, che stasera si riprende la Bastiglia come non succedeva da tanto tempo. Il nuovo presidente si rivolge subito all’Europa promettendo “un nuovo inizio”, lo chiamano prima Angela Merkel, che lo invita a Berlino, Mario Monti che propone una stretta collaborazione”. Poi il presidente dsegli Stati Uniti Barack Obama.

Fra la festa a Tulle e la Bastiglia che lo aspettava, per Hollande è già tempo di preoccupazioni e di lavoro. L’euro ha aperto in calo sui mercati asiatici, le sue promesse elettorali dovranno da domani mattina fare i conti con il bilancio. Ma stasera è il tempo di festeggiare sotto la pioggia nella piazza della cattedrale di Tulle, dove Hollande ha fatto per tanti anni il sindaco e dove tutti gli danno del tu. Dove la fin qui rigida Valerie Trierweiler ride seguendo il presidente sul palco e dice “sono emozionata, non mi rendo ancora conto”. E dove il primo discorso di Hollande, che più che la parola di un presidente sembrava ancora un comizio di campagna elettorale, sfuma sulle note di una fisarmonica. Sul palco ci sono i musicisti locali, che suonano ‘La vie en rose’, mentre lui agita la mano per salutare e Valerie sventola un mazzo di rose rosse.

Il tempo di salire su un jet e dopo un’ora Hollande e la sua compagna sono già alla Bastiglia, dove – impacciato ma coinvolgente – il nuovo presidente si è proclamato rappresentante “della gioventù di Francia”, ha annunciato che si tratta dell’inizio “di un movimento europeo” e che è ora “di dire basta all’austerità”.

La prima telefonata che Hollande ha ricevuto in qualità di presidente, prima della Merkel, è stata quella dell’avversario Nicolas Sarkozy: “Gli ho augurato buona fortuna”, ha detto il presidente sconfitto, che ha stretto i denti fino all’ultimo sforzandosi di trascinare gli scettici, gli avvoltoi che volteggiavano sull’Ump e uno staff di campagna elettorale troppo spocchioso e poco efficace. “Ho sbagliato io, mi assumo tutta la responsabilità di questa sconfitta”, è l’amaro commiato del presidente che sembrava non dover perdere mai e che invece é stato il secondo, dopo Giscard d’Estaing, a non essere confermato all’Eliseo. Era serio e alla fine commosso, svuotato dopo una campagna durissima e crudele negli ultimi giorni, quando ha capito che anche i colonnelli del partito lo avevano lasciato da solo. La prima cosa che ha tenuto a dire è che non farà più il capo del partito e che alla sfida durissima delle legislative di giugno (dove i sondaggi già pronosticano disastri) è bene che ci pensino gli altri, la triade Fillon-Copé-Juppé, che adesso prenderà le redini dell’Ump.

“Un’altra battaglia comincia”, hanno ripetuto uno dopo l’altro i capi della destra sconfitta, mentre Marine Le Pen – con la sua scheda bianca che ha indirettamente favorito la vittoria di Hollande – si fregava le mani. L’obiettivo di svuotare l’Ump e prenderne un giorno il posto è da questa sera più che mai la stella polare dell’operazione Bleu-Marine. Per il Sarkozy sconfitto che annuncia non il ritiro dalla politica ma il disimpegno personale, al contrario, la battaglia finisce qui. Per la Francia, si chiude l’era Sarkozy, l’uomo che ha indispettito la gente di sinistra e che aveva promesso di modernizzare il paese irritando molti anche fra i suoi compagni di partito. Ha fatto metà delle riforme promesse ma a pesare sulla sconfitta è stato il suo metodo, i suoi accenti a volte sprezzanti e lesivi per la propria immagine. La paura che l’Europa avrebbe avuto di perdere Sarkozy, uno dei due pilastri della coppia franco-tedesca di questi anni, è svanita già nelle prime reazioni di stasera. La cancelliera Angela Merkel ha telefonato a Hollande per congratularsi e lo ha invitato a Berlino, dopo aver rifiutato finora di riceverlo. Monti ha auspicato una “stretta cooperazione in particolare nel quadro europeo, ai fini di un’unione sempre più efficace e orientata alla crescita”. Obama gli dà il benvenuto sulla scena internazionale a partire dal G8 di Camp David.

 

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