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Cronaca

Si consegna dopo un pomeriggio di follia: imprenditore chiede scusa, ostaggio in ospedale sotto shock

In quell’ufficio ci era ve­nuto già un sacco di volte. Per trattare delle cartelle esattoriali che lo strozzava­no. Ieri, Luigi Martinelli, piccolo imprenditore 54en­ne di Cividate, nel bergama­sco, alla sede dell’Agenzia delle Entrate di Romano si è presentato con uno zaino pieno di proiettili, un fucile a pompa e una pistola in tasca. Ha preso in ostaggio 15 per­sone, tra clienti e dipendenti dell’ufficio. «Faccio una strage – gridava ­ho bisogno di aiuto, sono sommerso dai debiti». Sei ore di tensione in cui sono stati prima liberati i clienti dell’agenzia, poi i di­pendenti. Infine, grazie alla mediazione di due carabi­nieri entrati all’int er no dell’edificio, l’uomo è stato convinto a consegnarsi alle forse dell’ordine. Senza nes­sun ferito. E con una folla di residenti solidali, che si so­no uniti in una protesta sim­bolica contro l’Agenzia delle entrate.
BARRICATO ALL’INTERNO
Tutto è cominciato alle 16.30, quando l’imprendito­re è entrato nella sede dell’Agenzia delle entrate di Romano, il fucile spianato. Un colpo “d’avvertimento” in aria, contro il soffitto. «Chi di voi è qui per pagare le tasse?» avrebbe gridato il sequestratore agli ostaggi poco prima di liberare i 13 clienti. «Fuori, restino solo gli impiegati». A quel punto, all’interno dell’Agenzia so­no rimasti in tre: lui, un im­piegato e un maresciallo dei carabinieri, riuscito a con­vincere il sequestratore a la­sciarlo entrare e a trattare per la resa.
ORE DI TENSIONE
Liberati i primi 14 ostaggi, il sequestratore ha chiesto di parlare con dei giornalisti, per raccontare i motivi del gesto, e ha minacciato di es­sere pronto a uccidersi.
Attorno all’ufficio è stato istituito un cordone di sicu­rezza e la zona è stata com­pletamente transennata. Sul posto assieme a carabinieri, polizia, ambulanze, vigili del fuoco e due elicotteri dell’Arma (che per fortuna non si sono rivelati necessa­ri) sono arrivati degli esperti in trattative da Milano e il Gruppo di Intervento Spe­ciale (G.I.S.) da Livorno. Le cosiddette “teste di cuoio”, pronte a fare irruzione nell’edificio in caso di ne­cessità. Intorno alle 17.30, un maresciallo dei carabi­nieri è entrato per trattare, seguito dopo un’ora circa da un esperto mediatore del Gis.
L’SMS: «VA TUTTO BENE»
Nel momento di massima tensione, ha preso in mano il telefono la compagna di Car­mine Mormandi, 56 anni, l’ultimo dipendente dell’agenzia delle entrate te­nuto in ostaggio dal seque­stratore. Ha scritto un mes­saggio al compagno e lui le ha risposto, rassicurandola. «Va tutto bene, non preoccu­parti. Stanno per liberarmi». Poco dopo, Carmine è uscito dall’ufficio. Ma l’odissea non è finita. Martinelli è ri­masto ancora 15 lunghissimi minuti all’interno in compa­gnia dei negoziatori. Infine, convinto dai carabinieri, si è consegnato dopo avere chie­sto, tra l’altro, un colloquio con il premier Mario Monti.

 

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