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Il Borghese

Chi sono i bocconiani, loro o noi?

 Diciamocelo con franchezza: sull’Imu che è il vero spauracchio delle famiglie italiane si viaggia a fari spenti nella notte. Nessuno sa quanto dovrà pagare, anche per approssimazione. E soprattutto nessuno sa quanto renderà al Paese e ai Comuni questo sacrificio sul bene rifugio per eccellenza, che sa tanto di patrimoniale mascherata (assai male) dal governo dei Professori. C’è una sola certezza: si paga e si paga subito. Prima ancora di sapere a quanto ammonta il conto totale, che non è stato rateato per graziosa concessione dei governanti, ma per le oggettive problematiche legate sia alla revisione degli estimi catastali, sia alle aliquote che devono essere imposte dai Comuni. Diciamo subito, per chi ci legge, che Torino sarà probabilmente la città più esosa dell’intero stivale. Siamo sotto il patto di stabilità, abbiamo debiti pazzeschi ereditati dalle spese faraoniche per le Olimpiadi e siamo vittime di un taglio dei romani che vale 230 milioni di euro. Dunque è probabile che l’aliquota per la prima casa salga, rispetto ad una media nazionale che si attesta sul 4 per mille, al 5,5.

Il che, traducendo in soldoni, vuol dire che un appartamento medio in una zona semicentrale di Torino si pagherà attorno ai 1.200 euro contro i 18,97 di Catanzaro, i 545 di Bologna, i 530 di Genova e i 687 di Milano. Per cominciare il ragionamento ci pare che basti. Peggio, molto peggio, accadrà per chi possiede una seconda casa. Le aliquote andranno al massimo e anche in questo caso Torino farà da apripista: rispetto a quanto previsto dal decreto “salva Italia” (0,76 per mille) a Torino il prelievo salirà all’1,06. Dunque la stangata, per altro condivisa con molte altre grandi città, sarà pesante: la tassa varrà oltre il doppio della vecchia Ici.

Ma siamo sempre alle indiscrezioni. La verità vera è che neppure lo Stato, che questa tassa l’ha introdotta e al quale andrà la stragrande maggioranza dei proventi, sa ancora calcolarne il valore. Roba da matti. Se non ci riesce un governo composto quasi integralmente da professori, come faranno la madama Maria o il signor Pautasso a fare di conto? E qui nasce la tassa aggiuntiva, quella da pagare subito. Sotto forma di onorario ai professionisti per farsi assistere nella compilazione delle scartoffie di rito. Per carità, lungi da noi gettare la croce su geometri, commercialisti e ragionieri, ma permetteteci di chiederci perché, in un decreto che reca la pomposa etichetta “semplificazioni”, per di più nei tempi del trionfo del telematico, ci si ritrovi a dover far di conto sulla carta del formaggio. Che siano i signori ministri con ampio seguito di sottosegretari e funzionari strapagati a darci la soluzione.

I bocconiani chi sono, loro o noi?

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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