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Cronaca

Presidenziali in Francia: Hollande in testa. Boom di voti per Le Pen

In Francia si sono chiusi i seggi per il primo turno delle presidenziali. Francois Hollande è in testa con il 28,3%, e Nicolas Sarkozy si accontenta del 27,8% secondo i risultati parziali. Storico e imprevisto boom dell’estrema destra, per la prima volta vicina al 20% con Marine Le Pen (18,1%). Al ballottaggio, nei sondaggi, Hollande appare favorito: 54%, contro il 46% del presidente in carica, ma gli indecisi sarebbero ancora il 18%.

Non c’è stato, invece, il tanto temuto astensionismo: i francesi hanno capito che era meglio non andare in vacanza, sono rimasti a casa e soprattutto sono andati a votare all’80%, il secondo miglior risultato degli ultimi anni. Dopo cinque anni tutti in salita, Sarkozy ha pagato il malessere generato dalla crisi e un atteggiamento “poco solenne” per un presidente, che lui stesso ha ammesso di aver avuto.

L’antisarkozysmo ha vinto, e dal 31% del 2007 il presidente è sceso al 26-27. Il suo avversario, Hollande, ha ottenuto il miglior risultato per un socialista dal 1988, ha due punti in più dell’avversario e il suo atteggiamento pacato e “normale” ha convinto pur senza dimostrarsi travolgente. In molti erano scettici: si era passato nel giro di pochi mesi da un candidato della gauche prestigioso come Dominique Strauss-Kahn, che aveva ricoperto cariche di grande responsabilità, al modesto funzionario di partito. Ma Hollande ce l’ha fatta e parte in vantaggio per il ballottaggio del 6 maggio che potrebbe mettere fine a 17 anni di destra all’Eliseo ma che si annuncia apertissimo. Fin da ieri sera, Hollande ha avuto la garanzia dei voti di Melenchon (Front de gauche), di Eva Joly (Europe Ecologie) e di Philippe Potou (Nuovo partito anticapitalista).

Sarkozy ha incassato il colpo, alle 19 ha riunito tutti i ministri all’Eliseo per decidere la strategia, poi è arrivato davanti ai fedelissimi riuniti sorridente: “Propongo tre dibattiti”, ha bluffato, sapendo che Hollande non avrebbe mai accettato. Ma ha fatto capire che darà battaglia, guardando soprattutto ai temi cari all’estrema destra perché proprio nei forzieri del Fronte nazionale c’è il “tesoretto” di voti che potrebbe salvarlo.

E’ invece Marine Le Pen, la figlia del padrone e fondatore del Fronte nazionale, a festeggiare più di tutti a Parigi. Raggiante, è andata a stappare champagne con i suoi: all’esordio ha superato il padre dando l’impressione che, nonostante la durezza di alcuni temi sia rimasta tale e quale (dall’immigrazione alla xenofobia), l’atteggiamento più morbido abbia pagato e che in qualche modo sia riuscita a “sdoganare” il Fronte. I sondaggisti le avevano attribuito quattro punti meno della realtà, affibbiandole il ruolo di competitor dell’uomo dell’ultrasinistra, Jean-Luc Melenchon, che invece era sovrastimato di tre-quattro punti ed è finito all’11,05%.

Questa situazione imprevista complica i calcoli e le trattative per il secondo turno: Sarkozy può sperare, sulla carta, su una percentuale consistente di voti del Fronte da poter conquistare, ma dovrà orientare a destra la sua campagna. Al tempo stesso, lo score deludente di Melenchon spingerà molti centristi – in attesa di consegne di voto da parte del delusissimo Francois Bayrou (9,14%) – a votare più tranquillamente per un Hollande che non sarà costretto a cavalcare i temi della gauche più estrema.

“Sono fiducioso, sono nella posizione migliore per vincere”, ha esultato Hollande. “Bisogna vincere per l’amore della patria – ha replicato Sarkozy – vado al ballottaggio con fiducia”. “La battaglia di Francia è soltanto cominciata”, ha promesso la Le Pen guardando avanti, conscia che ora che un francese su cinque vota per il Fronte, lei sarà chiamata a maggiori responsabilità. “Il nostro popolo sembra ben determinato a voltare la pagina degli anni di Nicolas Sarkozy”, ha commentato un Melenchon dai risultati deludenti ma che ha comunque rianimato un partito comunista che, alle ultime elezioni, era praticamente sparito.

 

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