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Torino è diventata la “città dei topi”: otto milioni di ratti

Le segnalazioni si susseguono quasi quotidiane. C’è chi li ha visti sgambettare dalle parti dell’obelisco di piazza Savoia, chi nelle aiuole attorno al monumento a Cavour di piazza Carlina, chi ancora lungo il trincerone abbandonato che costeggia il muro di cinta del cimitero Monumentale. Alcuni sono fulvi, altri grigi. Le dimensioni sono le più disparate. E anche i nomi con i quali vengono additati dagli inorriditi passanti: i più forbiti parlano di roditori, quelli che amano drammatizzare di ratti. I più, di topi. Incontri dal sapore medievale ma diventati sempre più comuni nella Torino delle grandi trasformazioni urbanistiche e degli ex stabilimenti industriali in attesa di riconversione.

Non è un caso che l’unica emergenza seguita direttamente dall’assessorato all’Ambiente del Comune di Torino sia quella relativa al Passante ferroviario, dove in settimana i tecnici della Città e dell’Amiat hanno svolto un sopralluogo. Dove c’è un grande cantiere, infatti, è più probabile che i topi facciano la prima comparsa. Parola di Gregorio Voci, che da trent’anni dà loro la caccia con la sua Siadd, azienda specializzata in disinfestazioni alla quale si appoggia anche Amiat. «Una delle tante conseguenze delle trasformazioni di Torino negli ultimi anni – spiega più nel dettaglio – che di fatto hanno sconvolto l’habitat sotterraneo nel quale i roditori scavano le proprie tane. In altri termini, non c’è più un assetto definitivo nel sottosuolo. E i topi sono tornati allo scoperto».
Per gli specialisti della derattizzazione, la popolazione dei roditori sotto la Mole si aggirerebbe addirittura attorno agli otto milioni di esemplari. «La media accertata – continua Voci – è di sette-otto topi per ogni abitante. E Torino possiede un’altra caratteristica che favorisce il loro proliferare, visto che come Roma e Parigi è attraversata da un grande fiume». Ma negli ultimi anni non si sarebbe assistito a un vero e proprio “boom” delle sgradite presenze. «Piuttosto – spiegano tanto dal Comune quanto dalle aziende che operano nel settore – si tratta di una maggiore attenzione al problema». «E poi – aggiungono dalla Siadd – un tempo i condomini privati investivano di più nelle disinfestazioni. Con la crisi, invece, in molti hanno preferito non sostenere le spese di un trattamento annuale. E questo ha reso la vita più facile ai topi».

Anche perché dar loro la caccia pare non essere un giochetto da ragazzi. «Si tratta di animali di enorme diffidenza – rivela Voci – tanto che quando decidono di colonizzare un nuovo territorio prima mandano in avanscoperta gli esemplari più anziani e quelli più deboli per accertare che non ci siano pericoli. Per questo motivo utilizziamo trappole con anticoagulanti che hanno effetti dopo circa una settimana». E pianificare una offensiva finale contro i ratti? «Impensabile, se non altro per una questione economica. Noi ogni anno svolgiamo per conto della Città tra i 50 e i 60 interventi, per un costo complessivo di circa 50mila euro. Ma per eliminare tutti i topi della città non basterebbe un milione di euro».
Philippe Versienti
Paolo Varetto

 

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