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Il Borghese

La Casta fa gola. Ve lo dimostro

Per sapere che cosa pensano gli italiani della politica, basta aprire un giornale. O andare al bar sotto casa. Se fino a qualche mese fa si registrava un certo fastidio verso i privilegi degli eletti, oggi siamo alla rabbia. Prima la Margherita, poi la Lega con in mezzo ogni sorta di scandali che non hanno risparmiato praticamente nessuno. Una tangente qui, un attico là, passando per bustarelle, favori, escort e viaggi esotici mentre Monti spiega agli italiani la dieta della sopravvivenza. Un panorama nero che ha spinto molti saggi a temere il peggio per la nostra democrazia quando, grazie ad una ricerca demoscopica di Renato Mannheimer resa nota nel salotto buono di Vespa, si è scoperto che meno del 5 per cento degli italiani ha fiducia nei partiti.

Eppure, a guardare il numero dei candidati alle prossime elezioni amministrative, c’è da ricredersi. Quelli che sognano anche solo uno strapuntino nell’anticamera della Casta, ossia in uno qualunque dei 1.015 municipi che vanno al voto a maggio, sono un esercito. Perché, diciamocelo francamente, una cosa è parlare male di politica e politicanti, un’altra è cercare di cogliere al volo la prima occasione per far parte della schiera degli eletti. Ma ci pensate alla gioia di accarezzare con mano leggera il cuoio profumato di un’auto blu? O di avere il conto aperto al ristorante, mentre il popolo bue si inchina incazzato ma supplice al cospetto del sindaco, dell’assessore o anche del semplice consigliere? Nonostante i tagli alla spesa pubblica e la prevedibile riduzione del numero degli amministratori, l’Anci – associazione nazionale dei comuni italiani – segnala un incremento dei candidati e delle liste superiore al 20 per cento. Al sud come al nord, tanto da far temere una sorta di epidemia democratica, altro che rifiuto del confronto con immancabile desertificazione delle urne.

Mai, dicono gli esperti, si è vista tanta fantasia scatenarsi sulle liste (dei programmi meglio non parlare almeno per il momento…) e anche sulle campagne elettorali che si stanno organizzando. D’altra parte a Palermo, per fare il primo esempio, ci sono 1.300 aspiranti per 50 seggi, ma non scherza Alessandria dove i candidati sindaco sono 16, le liste 34 e oltre 900 gli aspiranti consiglieri comunali. Come ad Isernia dove i cittadini saranno alle prese con una lista lenzuolo (581 candidati), ma anche a Cuneo dove corrono in 600 praticamente 1 candidato ogni cento abitanti. Il che vuol dire che un pugno di voti, più o meno quelli che servono a rinnovare il consiglio di una bocciofila possono aprire le porte di un consiglio comunale. Ma allora come la mettiamo con la fobia verso la politica? Qualcuno, abilmente, parla di reazione verso la politica allo sbando, soprattutto a livello locale. Ma il dubbio, se permettete, resta. Quello che alla fine, rabbia vera o chiacchiera da bar, la voglia di occupare se non una poltrona almeno uno strapuntino, sia irrefrenabile.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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