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Spettacolo

Cammariere: «Sì, mi piace abbracciare tutte le musiche del mondo»

Ascoltare il suo ultimo album “Sergio Cammariere” è come immergersi in una vasca piena di suoni: jazz, pop, blues, musica classi­ca, bossanova, ritmi latino-americani… Ascoltarlo dal vivo è un vero piacere perché i suoi concerti sono uno scam­bio di note con musicisti di valore mondiale. E stasera il “cantautore pic­colino” sarà di scena agli Arcimboldi proprio con l’obiettivo di incantare il suo pubblico. «La gente ama l’approc ­cio che diamo allo show che è pieno di sorprese e appunto di duetti, con Fabri­zio Bosso alla tromba e Olen Cesari al violino per esempio. Si passa dal jazz alla classica con facilità: sono 15 anni che suoniamo insieme, ci si capisce al volo, così come con Luca Bulgarelli al contrabbasso, Amedeo Ariano alla bat­teria e Bruno Marcozzi alle percussio­ni».
Gran parte del live verterà sul suo ultimo omonimo album?
«Certamente, ma non mancheranno i pezzi del passato, come “Tutto quello che un uomo”, “Tempo perduto” o “Dalla pace del mare lontano” giusto per citare qualche titolo».
Parlando del suo recente disco, è davvero un caleidoscopio di suo­ni…
«Raccoglie tutti i ge­neri che ho sempre amato, qui esprimo le mie tante anime mu­sicali. E diciamo che nel concerto diventa ancora più tangibile la mia voglia di ab­bracciare tutte le mu­siche del mondo».
Un album molto musicale, visto che tra i 12 pezzi ci sono anche due brani solo strumentali…
«Esatto, “Thomas” e “Essaouira” che eseguiremo anche stasera. C’è davvero tanta musica in queste due ore di spet­tacolo e tanti omaggi ai patriarchi della musica americana, come Don Grol­nick».
Il singolo che ha lanciato l’intero disco è “Ogni cosa di me”: ma quale è il brano che più la emoziona canta­re dal vivo?
«Amo in maniera particolare “Contro ­luce” che presento solo piano e voce».
Sono passati 10 anni esatti dal suo primo album, “Dalla pace del mare lontano”: chi non la conosce quale suo disco dovrebbe ascoltare?
«Sono tutti essenziali. Il primo lavoro è una fotografia precisa del mio fare mu­sica; il secondo, “Sul sentiero”, ha avu­to un grande lavoro di preparazione ed è stato registrato con l’orchestra; nel terzo, “Il pane, il vino e la visione”, c’è il mio incontro musicale con i jazzisti brasiliani e c’è una canzone a cui tengo molto come “Padre della notte” che ho avuto la fortuna di cantare in Vaticano davanti a Papa Wojtyla: una vera pre­ghiera che risuonerà anche a Pasqua in diverse chiese italiane; il quarto album, “Cantautore piccolino”, è un’antologia ben fatta che contiene anche la felice esperienza sanremese di “L’amore non si spiega”: il quinto, “Carovane”, è quel­lo più sperimentale, suonato anche con strumenti indiani. Comunque dico che l’ultimo disco è un po’ la sintesi di tutti i lavori precedenti».

 

L’intervista completa su CronacaQui in edicola il 5 aprile

 

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