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Spettacolo

Daniele Silvestri: “Noi, tra dialoghi e canzoni nel nome di ironia e poesia”

Teatro, canzone e tanto stupore: sono questi gli ingredienti di “E l’inizio arrivò in coda”, gustosa serata degli Arcimboldi che vedrà Da­niele Silvestri affiancato da un altro cantautore romano.
Daniele, per chi ancora non lo cono­sce chi è Pino Marino?
«Un amico, un collega, un matto. Ma è soprattutto un bravo poeta come ce ne sono pochi in giro».
Quanto spazio ci sarà per l’improv­ visazione e quanto per una scaletta predefinita?
«Ci saranno tanti imprevisti cercati, voluti e svelati al pubblico; è anche uno spettacolo teatrale, ma le canzoni resta­no al centro. L’idea è di mostrare il lato più nascosto dei concerti e del nostro mestiere, facendo assistere all’allesti­mento di uno spettacolo con tutte le sue magagne e improvvisazioni».
In cosa è diverso questo spettacolo rispetto ai concerti nei club?
«È l’opposto, nei locali siamo total­mente liberi da qualsiasi scaletta, si sale sul palco per suonare, divertirsi e cambiare strada in base all’umore e alle richieste. In teatro invece per noi il pubblico non c’è per gran parte della serata, il che rende tutto più affascinan­te ».
E quanto cambia il copione a seconda di dove siete?
« C ‘ è un marchinge­gno molto preciso, perché altrimenti non potrebbe funzionare quasi nulla, ma all’in ­terno resta uno spazio libero nel modo di eseguire i pezzi e nella partecipazione del pubblico. E poi entria­mo molto nella realtà locale infilando notizie legate al luogo, il che rende tutto più sorprendente e famigliare».
In “S.C.O.T.C.H.” c’è la sua versione di “Io non mi sento italiano” di Gior­gio Gaber; quanto le manca il Signor G.?
«Tanto, al di là del suo sguardo critico sul Paese mi manca come uno zio a cui vuoi bene per istinto, vorresti vederlo sorridere con le sopracciglia all’ingiù. Senza intellettualizzarlo e senza averlo conosciuto di persona mi manca Zio Giorgio».
Agli Arcimboldi è stato di recente come ospite di “Zelig”; si è divertito con Bisio, Cortellesi e compagnia?
«Parecchio, non mi aspettavo che ci fosse così tanta preparazione, metico­losità e cura dietro al lavoro di Claudio, Paola e dell’orchestra. Mi ha piacevol­mente sorpreso l’atmosfera di un pro­gramma che pur dopo tanti anni resta fresco».
È il teatro più capiente di Milano, non la intimorisce un po’?
«Sì, non do per scontato il tutto esauri­to, sarebbe presuntuoso per uno spetta­colo con un altro tipo di target. È qual­cosa di nuovo e di difficile da spiegare, il teatro-canzone fa pensare a un signo­re che affabula, canta e racconta. Qui è una situazione più teatrale, ma chi ci sarà uscirà contento».
Sta per partire per un tour europeo, la seguono anche all’estero?
«Conto sugli emigrati a Londra e a Bruxelles, il 70% del pubblico sarà italiano, ma mi interessa parecchio an­che l’altro 30%. È piacevole raccontare il proprio Paese da fuori, scattano com­ponenti affettive di­verse che ti fanno pro­vare un sentimento di unità nel dolore, an­che se negli ultimi tempi la vergogna è un po’ passata».
Nel concerto di Bo­logna ha dedicato diversi omaggi a Lucio Dalla, anche perché era la sera prima del funera­le.
E oggi?
«Non lo farò per forza, nello spettacolo abbiamo parlato di lui così come abbia­mo dedicato una canzone a Tonino Guerra. È inevitabile che le notizie importanti entrino nello spettacolo e Lucio è sempre nella mia testa».
Trova che la Milano di Giuliano Pi­sapia sia più accogliente di quella di Letizia Moratti o è ancora presto per vedere differenze tangibili?
«È presto, non è solo la città di Pisapia, ma anche della Regione Lombardia, tanto per trovare un facile contraltare. Ed è anche la Milano dei treni notturni del binario 21 e dei comitati per l’acqua pubblica. In un Paese con una guida più responsabile e dignitosa stanno ve­nendo al pettine tutti i nodi, è il risulta­to di 20 anni di errori e alcuni di questi temi trovano spazio nello spettacolo».
Agli Arcimboldi si inizia alle 21 e il biglietto costa 34.50 euro.

 

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