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Il Borghese

Più di ieri, meno di domani

Più poveri di ieri, ma meno di domani. Parafrasando un versetto d’amore che qualche anno fa era di gran moda su ciondoli e magliette, la stragrande maggioranza di lavoratori dipendenti e di pensionati oggi, che è giorno di paga, toccherà con mano che la passione e il salasso possono seguire percorsi paralleli. E avranno la dimostrazione pratica della destrezza con cui il decreto “Salva Italia” si è infilato in stipendi e assegni di anzianità. Un giorno nero, che – tristemente – non sarà l’unico. Perchè se a marzo scatta l’aumento dell’addizionale regionale Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche), a giugno si dovrà fare i conti con la reintroduzione dell’imposta sulla casa. Che si chiama Imu e non più Ici ma che sarà assai più severa e gravosa. Detto tutto d’un fiato, se oggi scopriamo tutti di essere un po’ più poveri del mese scorso, a giugno staremo pure peggio. E se poi a settembre l’Iva passerà dal 21 al 23 per cento, allora la litania avrà un’intonazione ancora più lugubre. Insomma non c’è pace, specie se pensiamo ai salassi quotidiani sulla benzina e, in generale, sui beni di prima necessità quali per esempio gli alimentari.

E qui scatta un meccanismo di rifiuto sulle tasse imposte, specie quando si scopre che il greggio scende e, in parallelo, la verde e il gasolio salgono. Con un ritmo ormai impressionante. Il rifiuto di chi non capisce le logiche del mercato, di chi forse non è tanto colto da saper padroneggiare le regole dell’alta finanza, ma sa far di conto – e bene – quando va al botteghino per pagare il pieno dell’auto. Sono botte da decine di euro in più rispetto solo all’anno scorso. Così il “Salva Italia” ci pare più ingombrante del solito con stipendi e pensioni tagliate (da 51 a 137 euro, solo per fare i casi limite tra un assegno da 1.200 euro e uno di 3.200 per la rata Irpef) e con la prospettiva di conteggi sulla casa che ancora non conosciamo a fondo, se non per qualche stortura che salta fuori, qui e là, grazie all’allarme delle associazioni dei consumatori o di qualche sigla sindacale.

 L’ultima, quasi paradossale, riguarda gli anziani ricoverati a vita nelle case di riposo o in strutture assistenziali pubbliche o private, ai quali potrebbe arrivare (uso il condizionale per pudore) la beffa della super Imu. In pratica, come conseguenza dell’articolo 13 sempre del decreto Salva Italia, se il ricovero è permanente il tributo per il 2012 dovrà essere calcolato con i parametri della seconda casa. Ossia, più o meno il doppio: 7,6 per mille contro il 4 previsto per la prima casa. Una gaffe colossale? Una interpretazione sballata della norma dove genericamente è stabilito che anche chi sia proprietario di una sola abitazione, ma abbia la residenza altrove, deve pagare il tributo identico alle seconde case? Ce lo auguriamo tutti. Intanto per oltre 400mila anziani ricoverati in strutture, c’è il rischio di una stangata. Proprio loro che, in virtù di tagli e balzelli, già vedono lievitare le rette dei ricoveri a circa 2mila euro nelle strutture private e a mille e 400 in quelle pubbliche. Troppo per chi, magari con 800 euro di pensione, arrotondava con l’affitto della propria vecchia casa.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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