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Cronaca

Italiani sequestrati in India: stasera scade l’ultimatum dei maoisti

Un nuovo ultimatum, che scadrà stasera, dei maoisti indiani che hanno sequestrato Paolo Bosusco e Claudio Colangelo. Cionono­stante, è stato riferito dalla Farnesina, «uno spiraglio è stato aperto».
Ieri, infatti, il governatore dell’Orissa, Naveen Patnaik, ha manifestato la disponibilità «a intavolare un dialogo con i maoisti nell’ambi ­to della legge» e ha ordinato la cessazione delle operazione paramilitari contro i ribelli autori del rapimento. Per queste ragioni, ha riferito un portavoce del governo del l’Orissa al ministero degli Esteri italiano, « riteniamo che, dopo aver aperto a un possibile dialogo sulle rivendicazioni da loro poste, i maoisti dovrebbero offrire un segnale di flessibilità».
Segnale che nella serata di ieri però non è arrivato: la nuova sca­denza fissata dai rivoltosi compli­cherebbe ulteriormente la situa­zione e ora il Governo indiano dovrà decidere sul da farsi.
Bosusco e Colangelo sarebbero prigionieri in una località scono­sciuta del distretto di Kandhamal, tant’è che il leader dei militanti maoisti della regione, Shabhasa­chi Panda, ha rivendicato l’azione in un mes­saggio audio e ha indicato in 13 punti, tra i quali una richiesta di denaro (due milioni di euro), le condizioni che i maoisti pretendono dal governo, come la liberazione di tutti quelli che loro considerano prigionieri politici.

Paolo Bosusco, 54 anni, di Condove, gestisce dal 1999 un’agenzia turistica nell’Orissa ed è noto come una guida attenta al rispetto delle popolazioni tribali che nello Stato sono una presenza centrale. Sul sito Internet della sua agenzia, « Orissa Adventourous Trekking» con sede a Puri, Bosusco scrive: «Organizzia­mo escursioni a piedi presso le tribù locali dove abbiamo instaurato rapporti genuini e onesti con popolazioni che vivono ancora una vita secondo le loro antiche usanze e tradizio­ni ».
Paolo Bosusco ha studiato e imparato due dei dialetti locali, ha vissuto nelle tribù (un paio d’anni fa stava per sposare una donna india­na), sempre attento ai rapporti umani, ha aperto l’agenzia con un socio indiano. Sem­pre e soltanto a piedi, per scelta. Zaino in spalla e percorsi autoriz­zati.

«Non può aver fatto qualcosa con­tro la cultura locale», è stato pro­prio il suo socio a riferirlo alle agenzie di stampa internazionali. Bosusco tornava in Italia raramen­te, una volta l’anno, per visitare l’anziano padre e il fratello che vivono a Condove e San Didero e la sorella che abita a Brandizzo. L’ultima volta che è tornato, però, ha dovuto faticare non poco per ottenere il visto per il rientro in India e stava quasi per rinunciar­vi, ma poi ha insistito ed è riparti­to.
Claudio Colangelo è invece un cooperante romano di 61 anni, in vacanza in India. Pare che, assieme a Bosusco stessero fotografando alcune donne di un villaggio in riva a un fiume. Difficile però stabilire se la ragione del rapimento sia legata a questa circostanza.
Negli ultimi tempi, in India ci sono state polemiche su quello che qualcuno ha definito come “safari umano”, cioè l’attività di foto­grafare riti e abitudini tribali, in qualche caso anche con eccessi.

I maoisti lo hanno segnalato come uno dei motivi del rapimento: «Abbiamo arrestato due turisti italiani che, come centinaia di turisti stranieri, trattano le popolazioni locali come scimmie». Tuttavia, il fatto che i maoisti abbiano rivendicato e avanzato richieste poli­tiche, tutte interne a uno scontro con il gover­no di New Delhi che va avanti da anni, fa pensare che il rapimento sia stato organizzato in precedenza e ovviamente non per sanzio­nare l’attività fotografica dei due uomini.
Secondo alcuni commentatori indiani, l’azio ­ ne armata sarebbe scaturita da un conflitto interno al movimento maoista. Panda, il lea­der dell’Orissa che ha rivendicato il rapimen­to, sarebbe infatti criticato dall’ala più oltran­zista per essere troppo morbido con le Autori­tà. Panda avrebbe dunque, secondo questa lettura, alzato l’asticella e rapito due stranieri per dimostrare la sua determinazione e per guadagnare favori all’interno del movimen­to.

 

 

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