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Cronaca

India, scaduto l’ultimatum: sale l’ansia per gli italiani rapiti

Molte ore dopo la scadenza, ieri sera, dell’ultimatum posto dopo il sequestro del torinese Paolo Bosusco e del romano Claudio Colangelo, i maoisti si mantengono in silenzio e non hanno apparentemente risposto alla mano tesa del ‘chief minister’ dello Stato di Orissa, Naveed Patnaik. Oltre alla disponibilità al dialogo, secondo i media il governo centrale ha ordinato a New Delhi la sospensione delle attività militari anti-guerriglia nell’ambito dell’Operazione GreenHunt, lanciata tempo fa. Sospensione che faceva parte del “pacchetto” di tredici richieste avanzate dai sequestratori. Per giungere al rilascio di Bosusco e Colangelo, tra le altre cose, i maoisti hanno chiesto denaro e la liberazione di tre leader del Partito comunista dell’India (Pci, maoista): Gananath Patra, Subhashree Panda (moglie del leader in Orissa, Sabyasachi Panda) e Junus Pradhan. L’assenza di una risposta ufficiale della guerriglia, comunque, non vuol dire che dietro le quinte non stiano avvenendo contatti volti all’apertura di una trattativa.

Il sequestro dei due italiani è avvenuto la scorsa settimana. Secondo alcune fonti, venerdì. Secondo altre due giorni prima. Il rapimento, a differenza di quanto si era detto in un primo momento, non sembra legato alle foto scattate ad alcune donne mentre facevano il bagno sulla riva di un fiume ma ad una questione politica, molto chiara nelle richieste dei rapitori. La notizia è stata comunicata solo sabato, dopo la liberazione di due indiani che si trovavano insieme a Bosusco, originario di Condove, e Colangelo. Lo hanno rivelato il cuoco Sontosh Moharana, ed un accompagnatore, Kartik Aridas al «Times of India». «Circa 30 guerriglieri maoisti ci hanno preso in ostaggio la mattina del 14 marzo – hanno spiegato -, quando stavamo preparando qualcosa da mangiare nella foresta di Gazabaldi. Ci hanno incappucciato e portati via facendoci camminare per 5 chilometri. Non ci hanno fatto male e ci hanno trattato bene».

Bosusco, che fa la guida turistica, e Colangelo avevano iniziato il tour una settimana fa, quando hanno raggiunto la località di Daringbadi da cui si sono inoltrati nella foresta, come ha spiegato Dependra Mohapatra, l’autista che gli ha accompagnati. Secondo la stampa indiana, i nostri connazionali «sono arrivati nel distretto di Kandhamal, il 12 marzo con alcuni tour operator, ma la polizia li ha messi in guardia sulla minaccia rappresentata dai guerriglieri maoisti nella zona. E i due italiani hanno assicurato che non sarebbero entrati».

Foto: The Indian express

 

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