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Il Borghese

Istruzioni per l’uso

Non spetta al governo dire alle aziende cosa devono fare e non spetta al governo neppure fornire loro qualche “aiutino”. Questo è un estratto del Fornero-pensiero, una sintesi di quanto affermato ieri dal ministro del Lavoro al Senato durante un’audizione sui piani di Fiat. Una vicenda delicata, con voci e progetti che si rin­corrono e si smentiscono nel giro di pochi, con i timori che il Lingotto possa emigrare negli Usa con le con­seguenze immaginabile. Probabilmente, il solito tono professorale e severo della Fornero celava non l’intenzione di lasciare che le aziende italiane – non parliamo solo di Fiat – si arrangino da sole, bensì il programma di non farsi condizionare da richieste di varia natura. In buona sostanza, pare di capire che la Fornero abbia escluso l’ipotesi di “aiutini” quali i famosi – o famigerati, a seconda dei punti di vista – incentivi alla rottamazione che per molto tempo hanno consentito al mercato dell’auto di non per­dere quote in Italia. E difatti in tanti, non solo nel mondo economico, hanno sempre sostenuto che di palliativo si trattava, per quanto ben accetto dai clienti, che in questo modo vedevano abbassarsi notevolmente il prezzo delle vetture.

In questo scenario dobbiamo comprendere che forse il ruolo di un governo non è di soccorrere le imprese in crisi con i pan­nicelli caldi, ma di creare premesse di ripresa e garanzie per gli investimenti. In poche parole, e su questo la Fornero l’ha pure precisato, occorrono interventi strut­turali per le aziende che sono ancora qui, per quelle che se ne sono andate e si vor­rebbe che tornassero, per quelle che po­trebbero arrivare. In poche parole, questo Paese ha bisogno di interventi strutturali che favoriscano le imprese in grado di creare occupazione. E le ricette sono mol­teplici, dunque difficile pensare che qual­cuno abbia la bacchetta magica e tutti gli altri no. La crescita del Paese, la sua uscita dalla crisi, devono passare obbligatoria­mente dal sostegno alla produttività e all’occupazione. Perché non è certo pos­sibile che le misure straordinarie che ci affliggono e tartassano possano produrre effetti sempiterni, a meno che, come al solito, la provvisorietà e l’eccezionalità di­ventino consuetudine e routine. Come tutte le accise sulla benzina che sono divenute parti integranti e inamovibili dei prezzi.

C’è un patrimonio che il Paese potrebbe avere a sua disposizione, un patrimonio che si sposa con la necessità di sviluppo produttivo: si chiama “ricerca”. Non sarà risolutivo e non può essere sufficiente, ma è chiaro che bisogna partire investendo nella ricerca e nella formazione – anche nella riqualificazione degli ex occupati – per spe­rare di creare un ideale tessuto lavorativo e professionale in grado di attrarre investi­menti e aziende. In poche parole, magari non spetta ai governi dire alle imprese cosa fare, ma certo spetta a loro trovare una soluzione nel caso decidessero di andar­sene via.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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