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Milano: Jimi Hendrix, un mito da vedere

Una leggenda Jimi Hendrix. Un vero mito nella storia del rock. James Marshall Hendrix, figlio di un afroamericano e di madre di origini cheyenne, fu un genio del suono oltre che un virtuoso chitarrista; il primo ad andare oltre le possibilità del suo strumento, inventando effetti, nuovi magneti… con lui il feedback diventa un’arte: la distorsione spinta ai massimi limiti non è più un fastidioso difetto, ma diventa potenza e delicatezza allo stesso tempo. A quell’amante appassionato di blues che attraversò l’universo della musica con esplosività, nel 40esimo anniversario della morte, la Galleria Photology (via della Moscova 25) dedica, da oggi al 19 novembre, la mostra “Hendrix Now”. La rassegna, realizzata in collaborazione con la M. Casale Bauer, raccoglie le immagini che i quattro grandi fotografi Baron Wolman, Jorgen Angel, David Redfern e Gianfranco Gorgoni hanno scattato, tra 1968 e 1970, a colui che nel 2003 la rivista “Rolling Stone” definì “il miglior chitarrista di tutti i tempi”.Attraverso le immagini in bianco e nero e a colori si ripercorre la storia della vita di quell’icona che si consumò in un’esistenza di eccessi e di creatività bruciante, fino al 18 settembre 1970. Fu trovato morto nell’appartamento affittato al Samarkand Hotel di Londra. Aveva 28 anni. Ecco gli intensi ritratti realizzati da Wolman, fondatore con Ralph Gleason del “Rolling Stone Magazine”: un pensieroso Jimi, prima di un concerto nel febbraio del 1968 a San Francisco, fa da contraltare a uno sorridente, due anni dopo, a New York City in un momento di pausa. Del danese Angel le testimonianze del breve spettacolo tenutosi in Danimarca e interrotto dopo poche canzoni per un malessere del chitarrista che morì due settimane dopo. Fu Redfern, le cui esperienze nei più famosi club londinesi lo portarono a fotografare i grandi del jazz, da Miles Davis a Ella Fitzgerald, a immortalare l’ultimo grande concerto di Hendrix alla Royal Albert Hall il febbraio del 1969. Si devono poi a Gorgoni le foto scattate durante il mitico concerto di Woodstock nel 1969.È il torinese Alessandro Amaducci a far rivivere con due videoinstallazioni momenti particolari di quel personaggio estremo in tutto. In “Infinite Joe” e “Infinite Star” sono assemblate alcune tra le più celebri esibizioni live di Hendrix: mentre stravolge l’inno americano, brucia la sua chitarra o la usa per sfasciare amplificatori o per mimare atti sessuali.Affianca la mostra il libro d’artista, “Hendrix Now”, curato da Nico Vascellari, performer, artista eccentrico e voce del gruppo punk With Love. Prodotto da Photology, nell’ambito del progetto Art Icons, contiene trenta immagini insieme alle interviste ai musicisti Ari Marcopoulos, Arto Lindsay, Z’EV, Stephen O’Malley, oltre a quelle dei fotografi presenti nella rassegna.Info allo 02/6595285.

 

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