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Il Borghese

Castigato il cittadino onesto

Tanti anni fa a scuola, quando succedeva qualcosa di par­ticolarmente grave, se il colpevole non si palesava o non veniva individuato, la consuetudine era di punire l’intera classe. Sorvolando sulla scomparsa di certi metodi educativi che un tempo erano considerati validi, mentre oggi esporrebbero gli insegnanti a rischi di aggressioni genitoriali e via discorrendo, usiamo proprio questa metafora per comprendere come lo Stato si comporti da sempre come un preside troppo distratto che tenti di recuperare autorevolezza distribuendo castighi esemplari.
In questo caso si parla, ma guarda un po’, di tasse. Proprio così: quei tributi che i cittadini virtuosi – e soprattutto impossibilitati a sottrarsi ­pagano, vedendo erodersi i propri stipendi o pensioni, andando a colmare anche il vuoto lasciato da coloro che dello Stato si fanno beffe.

La Corte dei Conti ha rimarcato come la pressione fiscale in questo Paese stia av­viandosi verso livelli insostenibili, almeno per il contribuente fedele, per cui la tas­sazione si sta avvicinando pericolosamente al 45 per cento del reddito. Per il presidente Luigi Giampaolino «il nostro sistema è di­segnato in modo da far gravare un carico sui contribuenti fedeli eccessivo».
E tutti gli altri? È sufficiente scorrere le cronache per trovare fior di nullatenenti con auto di lusso o patrimoni nascosti, che ma­gari approfittano di certe agevolazioni – co­me lo scudo fiscale – per tentare di beffare il Paese, fino a quegli yacht intestati a pre­sunte società di noleggio, ma nella realtà a totale disposizione di molti Vip che poi in tanti sono disposti ad applaudire alla te­levisione, scrutarne le vite appassionanti nel gossip, persino celebrarne le gesta di imprenditori o sportivi.

Sottolineo questo aspetto per rispondere a un paio di lettori che, in mail inviate al giornale, si chiedono se non sia una ver­gogna che alle notizie tragiche dei telegior­nali – imprenditori o disoccupati suicidi, impennata dei prezzi e via discorrendo – si alterni lo spettacolo di trasmissioni in cui pare si regalino milioni di euro a campioni di mediocrità, come una ripetizione ipno­tica di un comandamento che sa di illu­sione. Un comandamento che spinge a in­seguire la fortuna con le lotterie istantanee o con i miraggi di una celebrità slegata dal talento. Questo, almeno, per una parte della popolazione. Per tutti gli altri, spero che possano avere la forza di spegnere la te­levisione, visto che non c’è alcun obbligo di continuare a farsi prendere per i fondelli. I cittadini – e rimarco il termine “cittadini” che è ben diverso da “sudditi” – hanno il diritto non pagare i conti delle colpe altrui, un calderone nel quale confluisono non solo gli evasori e i furbetti e via discorrendo.

 Vi con­fluiscono la miopia amministrativa, gli spre­chi, la leggerezza di chi gestisce le finanze pubbliche come se non fossero soldi suoi. Quindi, questo governo di professori provi a ragionare anche in simili termini. E invece di dire ai precari «tutti dobbiamo fare sacrifici» – come se costoro non li facessero già tutti i giorni -, proviamo a indicare loro cosa si potrà fare quando i conti saranno fuori dall’emergenza. Perché finora, tra lacrime di ministri e di coccodrilli, tra Salva Italia e via dicendo, abbiamo sentito solo cosa occorre fare per uscire dal tunnel. Non sarà il caso di cominciare a capire cosa fare una volta fuori? Le tasse potranno diminuire o, come al solito, ogni misura provvisoria diventa definitiva? Esiste una maniera di porre un tetto ai prezzi oppure l’idea di un calmiere provoca or­ticaria ai fautori del totale liberismo? Perché in filosofia e in classe possiamo parlare di massimi sistemi, ai sudditi non si parla nep­pure e gli si rovescia addosso il provvedi­mento, ma ai cittadini si parla e si danno spiegazioni. Oltre che equità.

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

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