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Spettacolo

I Pooh: «I nostri (quasi) 50 anni di carriera in un confanetto da vera “Legend”»

C’è anche il concerto del 1972 al Teatro Manzoni di Milano, l’ultimo con Riccardo Fogli in formazione, nel cofanetto “Legend” che racconta 46 anni di Pooh in 4 libri e 4 dvd. Uscito oggi in tiratura numerata al prezzo di 59,99 euro, con le prime 10 mila copie vicine all’esaurito in prenotazione, “Le ­gend” contiene 10 ore di filmati stori­ci e inediti, fra cui speciali televisivi, brani in inglese e spagnolo, concerti e rarità assolute per un totale di 100 canzoni.
«Osiamo pensare che in questo “Pooh Legend” – hanno spiegato Ro­by Facchinetti, Dodi Battaglia e Red Canzian – ci siano le nostre idee migliori ripulite e rimesse a nuovo, coccolate con lo stesso amore di quando sono nate e vissute con la medesima energia di allora. Per con­dividerle una volta di più con chi ci vuole bene, soprattutto i fan più gio­vani che non hanno vissuto il nostro passato».
Un tuffo nel passato che riporta idealmente Stefano D’Orazio nella band. «Stefano ha un ruolo di primo piano in questa raccolta, perché ha sempre voluto filmare tutto quello che facevamo. Grazie anche al gior­nalista Andrea Pedrinelli, che ha visionato 50 ore di filmati e ha dato un senso a questo primo capitolo di un progetto di recupero e rivalorizza­zione di tutto il nostro catalogo disco­grafico e video».
Quale sarà il prossimo passo?
«Fra un mese inizierà la pubblicazio­ne di tutti i nostri album rimasteriz­zati sotto il marchio Legend. E nel prossimo autunno dovrebbe uscire il nuovo disco di inediti».
Dal 27 al 29 aprile sarete in con­certo all’Italian Progressive Rock Festival di Tokyo…
«I giapponesi sono affezionati al no­stro repertorio degli anni ’70. Faremo un live dedicato in particolare a quel­le canzoni, anche perché stanno già vendendo i biglietti con la scaletta dello spettacolo. La matrice della musica pop importante è nata in quegli anni e noi siamo legati a quel periodo, infatti nell’ultimo album “Dove comincia il sole” abbiamo at­tinto a quelle suggestioni sonore».
Settimana scorsa vi siete esibiti a Tel Aviv e prossimamente tornere­te all’estero per altri concerti…
«Stiamo vivendo esperienze inaspet­tate e gratificanti: abbiamo suonato alle Cascate del Niagara con la Toron­to Symphony Orchestra e con un’al­tra orchestra a Sofia, in Bulgaria».
Vien da pensare che il prossimo album sia con l’orchestra…
«Quando l’avventura dei Pooh è ri­partita con la formazione a 3, ci sia­mo promessi di fare solo cose che ci entusiasmano. Il cd “Dove comincia il sole” è stato un segnale musicale forte. Tutto quello che possiamo anti­cipare sul nuovo disco è che abbiamo in mente un progetto particolare e molto faticoso, che non è sicuro che si riesca a portare a termine. Voglia­mo raggiungere un certo obiettivo: se capiremo che è impossibile, lo ab­bandoneremo e faremo altro. Voglia­mo dare uno spazio sempre maggiore alla musica».
L’altra notte è morto un operaio durante l’allestimento del palco per il concerto di Laura Pausini a Reggio Calabria, il secondo inci­dente mortale nella musica dopo quello di tre mesi fa a Trieste nel tour di Jovanotti…
«Anche a noi è capitato di perdere un ragazzo sul lavoro. È straziante. Il cofanetto “Legend” è dedicato anche a lui, perché tutte le persone che collaborano con noi formano una grande famiglia che dura nel tempo: dal nostro manager Franco Cusolito, che è con noi da vent’anni, al nostro ufficio stampa Riccardo Vitanza, pu­re lui al nostro fianco da tanto tem­po».
Oggi molti concerti privilegiano lo show a scapito della musica: c’è troppa roba sul palco?
«Siamo consapevoli di avere ispirato noi questo gigantismo, con i laser e la tecnologia innovativa che abbiamo sempre utilizzato. Ai nostri live man­cavano solo gli elefanti… poi siamo maturati e con noi è cresciuto anche il desiderio di fare concerti che asso­miglino a quello che suoniamo nei dischi. Quello di Lady Gaga è uno spettacolo da baraccone che non ha nulla a che fare con la musica. La tecnologia è utile, ma qualcuno si è lasciato prendere troppo la mano. Non se ne può più dei computer: oggi noi li usiamo solo per leggere le mail. Sul palco portiamo solo strumenti autentici».
Domenica eravate a Bologna per rendere omaggio a Lucio Dalla…
«Lucio ha insegnato che questo me­stiere si può fare con enorme talento anche prendendosi con leggerezza. Per arrivare al cuore della gente co­mune è meglio girare per le strade senza guardie del corpo. I Pooh han­no sempre cercato di restare persone normali: è il segreto dei nostri 46 anni di musica».

 

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