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Stasera al Paolo Pini il live di Max Gazzè: “Il cinema ora può aspettare. La musica è il primo amore”

Max Gazzè torna a Milano con un carico di quesiti filosofici e scientifici a cui il cantautore romano promette di rispondere questa sera nel concerto all’interno dell’ex ospedale psi­chiatrico Paolo Pini. Con questo ambizioso impegno preso in occasione del tour estivo di “Quindi?” non teme di spaven­tare i suoi fans meno accaniti? «No, nel disco ci sono tante citazio­ni evocative e complesse che an­drebbero lette senza cercar di capire perché questo crea un ostacolo all’ascolto del disco, che dovrebbe essere meno mentale. È il mio al­bum meno ermetico ed è pieno di canzoni molto morbide e semplici, anche se in certi brani come” Dna” e “Nuovi allineamenti di Stonehen­ge” uso volontariamente un lin­guaggio complicato per non far se­guire il significato, ma l’assonanza metrica e ritmica. Chi vuole può indagare sui campi morfogenetici e le precessioni equinoziali in un se­condo tempo».”Quindi?” è il suo sesto album, oltre all’ultimo singolo “Mentre dormi” quali altri cavalli di batta­glia lancerà a bri­glia sciolta nel parco del Paolo Pini?« Suonerò diversi dei 12 brani del di­sco nuovo, ma cer­cherò di rendere il concerto il più vario possibile; proporrò anche molte canzo­ni del mio passato in un percorso che coprirà un po’ tutti i cd, da “Il timido ubriaco” a “Una musica può fare”, da “La favola di Adamo ed Eva” a “Cara Valentina”». Questa sera si esibirà nell’ambito di “Da vicino nessuno è norma­le”, ma un cantautore cerebrale come lei si sente normale? «È una rassegna importante che du­ra da tanti anni, ma non ci vedo riferimenti specifici a questioni psi­chiatriche; il parametro per definire la normalità è sempre soggettivo, c’è chi si pensa normale e invece non lo è e chi viene etichettato come pazzo pur non essendolo. Visto che ognuno ha un parametro diverso tanto vale non definire il concetto, magari il mio essere normale qua è anormale in mezzo agli aborigeni. L’uomo è costretto a pagare per so­pravvivere sulla Terra mentre per una giraffa non è così, se ci vedesse un alieno ci darebbe dei matti». Valerio Mastandrea dice che la cosa più bella di Milano è il treno per la capitale. Come si trova un altro romano come lei in questa città? «Sono romano solo d’adozione e mi trovo bene, ho tanti amici e sento una liason musicale molto forte con Milano; ci vengo spesso ed è la mia seconda città, anzi la frequento più di Roma visto che abito piuttosto fuori, a Campagnano. Purtroppo di recente i luoghi in cui far musica all’ombra del Duomo si sono sem­pre più ridotti ed è raro fare jam session come mi è capitato qualche mese fa alle Scim­mie ». Nel suo reperto­rio c’è anche ” Vento d’estate”, un gradevolissi­mo duetto con Niccolò Fabi. De­dicherà un brano al suo collega e amico che di re­cente ha perso la figlia di soli due anni?«Dedicherò “Mentre dormi” a lui e a Olivia, un angioletto che ci osser­va dall’alto e vola tra coriandoli di cielo». Di recente si è calato nei panni di un poetico falegname-musicista in “Basilicata Coast to Coast”, divertente film corale di Rocco Papaleo che si chiude sulle note della sua “Mentre dormi”. Quella sul grande schermo è un’espe­ rienza che ripeterà? «Sicuramente se capiterà l’occasio­ne, anche se non ho esigenza di tornare sul set per forza visto che non è il mio lavoro. Posso aspettare un altro ruolo che mi si addica come questo, è stata una bellissima espe­rienza perché amo molto l’arte della recitazione e la possibilità di espri­mersi nei panni di qualcun altro». Il biglietto costa 10 euro, il concerto inizia alle 21.45 in viale Ippocrate 45, info sul sito www.olinda.org.Vittorio Negrini

 

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