img_big
Il Borghese

Nevica, liberi tutti

Nevica e le autorità sono fiduciose: Renato Vallanzasca, il terrore della Comasina, condannato a 4 ergastoli più 260 anni di carcere, può essere “recuperato” alla società con il lavoro. E in tempi come questi in cui un giovane su tre, di buona famiglia, timorato di Dio, magari con una laurea in tasca, non trova uno straccio di occupazione, per lui, che la società l’ha già beffata in ogni maniera, compreso aver gettato alle ortiche un precedente permesso concesso nel 2010 per una avventuretta d’amore, il posto è saltato fuori subito. Farà  l’impiegato in una ditta di pc mettendo a frutto, si legge tra le righe della motivazione, ciò che ha imparato nel carcere modello di Bollate. Evviva. Adesso che sappiamo che si può recuperare persino Vallanzasca alla società dei buoni lavoratori, siamo più sereni. C’è una speranza per tutti. In questa Italia in crisi, l’unica cosa che pare funzionare alla perfezione è la malavita, in tutti i suoi risvolti. Adesso, se tre o quattro ragazzi ubriachi fradici e fatti come delle carogne si scagliano su una ragazza e la violentano, guai a parlare di stupro di gruppo. È una bravata, un po’ spinta, ma pur sempre una bravata.

E si può concedere loro gli arresti domiciliari, o una leggera misura cautelare atta al recupero. Ovviamente, al recupero della vittima, ci penserà la famiglia. Ma chi se ne frega. Basta essere politically correct, aperti al dialogo, al recupero delle fasce più difficili, insomma, comprensivi. E la certezza della pena per cui danno la vita poliziotti e magistrati in prima linea? Roba vecchia, superata. D’altra parte ricorderete anche voi un certo atteggiamento già in voga ai tempi del terrorismo, in cui certa sinistra considerava gli assassini e i bombaroli “solo dei compagni che sbagliano”. L’atteggiamento non è cambiato di molto, anzi ha superato le vie strette e scure dell’ eversione per abbracciare campi più vasti. Così non deve stupire se proprio ieri, a Milano, un tizio che nell’agosto del 2010 massacrò riempiendola di pugni la prima donna che incontrò per strada (detto per inciso, una che non conosceva neppure, che non gli aveva fatto nulla, insomma una sconosciuta) è stato assolto perchè soffre di una forma di schizofrenia “e al momento del fatto non era capace di intendere e di volere”.

Unico provvedimento: cinque anni da “scontare” (e il verbo non è scritto a caso, in questi tempi di saldi) in un ospedale psichiatrico giudiziario. Peccato che la sentenza arrivi con un tempismo straordinario, all’indomani dalla decisione del Senato di abolire per sempre quelli che una volta si chiamavano manicomi criminali. E che, entro il 31 marzo del 2013, dovranno chiudere. Come si possa conciliare questa decisione con l’ emergenza delle carceri, non è dato di sapere. Ma un timore dobbiamo esprimerlo: mentre la società si compiace della possibilità di recuperare gli ergastolani, di perdonare gli stupratori, di assolvere i pugili assassini, quale soluzione si potrà trovare per chi, oggi, viene curato negli ospedali psichiatrici giudiziari e non? Ci ritroveremo per strada tutti insieme, appassionatamente? Lascio ai legislatori l’ardua sentenza.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo