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Il Borghese

La punturina di Vespa

Accendo la tivù ed eccoli,schierati come una falange: Piero Angela, Giovanni Floris, La Venier, la Clerici, Massimo Giletti e Carlo Conti. Loro e altri, pigiati nel salotto di Vespa. Oggetto della convocazione? Il canone Rai. Che costa poco, anzi quasi nulla: 30 centesimi al giorno, tuona Vespa. Ma via, il costo di una michetta di pane, allude guardandoci negli occhi attraverso l’obiettivo della telecamera, ma di quelle piccole. E poi il pistolotto di Floris,  sempre austero, accusatorio, grigio: il canone, sentenzia, È un tributo e va pagato. Siamo d’accordo, va pagato. Ma, viene da chiedersi, perchè Vespa non fa una trasmissione simile ogni 16 del mese quando si deve pagare l’IVA, o quando scadono l’Ici (pardon l’Imu) e i bollettini vari che ci cadenzano la vita? E chiediamocelo, il perchè. La Rai teme il collasso ed è carica di debiti. Dunque, l’adunata. Tutti schierati a dire quanto è utile la Rai, quanto servizio pubblico offre, quanti approfondimenti…

 E poi c’è l’intrattenimento. Con il generale Carlucci, così perfezionista, puntigliosa, pistina, c’è Conti, c’è Giletti, c’è ma solo in etere Fiorello, ci sarà Morandi e poi Celentano… Ma che cosa volete di più ammicca senza dirlo, l’ottimo Vespa. Vorremo, non si offenda, vedere i conti. Ma non quelle tre righette che indicano i ricavi del canone, quelli della pubblicità e quella voce “altri” che manco sappiamo che cosa voglia significare. Troppo comodo, caro Vespa. Nessuno obietta sulla professionalità dei suoi ospiti, ma mettiamo in chiaro quanto guadagna Tizio e quanto Caio. Giornalisti compresi. Perchè è tempo di chiarezza. Su tutto. Sul gioco dei giganti dove Mediaset fa indigestione di pubblicità e sbandiera la sua gratuità per il grande pubblico fingendo di non sapere che il canone è pure una tassa sull’acquisto di ogni televisore nuovo, sulla riforma tecnica che introducendo il digitale ha mandato sul lastrico le televisioni private creando un mare di disoccupati nell’incalzare dell’ etere di serie B. E no, caro Vespa, così non va. Grazie per la lezioncina impartita per convincere i tiepidi e gli scontenti. Ma la misura, prima o poi, si colmerà. A qualcuno verrà in mente una innovazione tecnica che permetta di disattivare i programmi Rai premendo un solo tasto. Nel segno della libertà, caro Vespa, se non guardo i programmi, non pago. Ma non si spaventi, questo futuro forse non arriverà mai. Piuttosto pensiamo ad un presente che ci riserva un quasi ottuagenario Celentano intento ad impartire la sua novella dal palco di Sanremo. Profeta a pagamento, s’intende. Ma allora uno scioperello, visto che non c’è neppure trippa con la pubblicità, ci potrebbe pure stare. O no?

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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