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Il Borghese

No Tav, il momento delle scelte

Adesso è il momento delle scelte. O il popolo No Tav, quello vero e non violento, quello che ha davvero il timore che la propria valle possa essere messa in pericolo dal gigantesco cantiere dell’Alta Velocità prende le distanze e abiura la contiguità con le frange violente che sono state incastrate da una brillante e chirurgica ope­razione di polizia e magistratura, oppure il castello di menzogne e ipocrisie attraverso le quali si continua di­fendere chi pratica il “tiro al poliziotto”, finirà per tra­volgere anche gli ambientalisti non violenti.

Non ci sorprende il fatto che non si alzino grida di giubilo alla notizia del blitz, di 41 provvedimenti cautelari, del fatto che tra ar­restati e denunciati vi siano i personaggi che le cronache di giornali e tivu avevano già in qualche modo descritto, vale a dire anarchici, squatter, brigatisti rossi mai dissociati dalla lotta armata, figli d’arte semmai l’eversione potesse essere considerata tale, professionisti della guerriglia urbana e quanto altro attiene allo scontro armato. Ma stupisce almeno il fatto che tra di loro solo tre siano valligiani, tra cui quel buontempone di consigliere co­munale che si improvvisò guida turistica per insegnare ad una ignara scolaresca lombar­da, l’abc della lotta al super treno, mentre gli altri non hanno legami con il territorio, nè un pedigree da ambientalisti. Gente che poteva essere lì a gettare pietre e bombe carta, come in uno stadio o in una piazza di una grande città. Violenti e basta. Anzi, violenti a pre­scindere. Che c’entrano questi tizi con un movimento popolare? Con le famigliole che manifestavano pacificamente, con le torte da regalare ai bimbi, con la scampagnata fino al fortino che assomigliava più ad un agritu­rismo che ad un avamposto militare? I ca­pipopolo stanno pensando ad una risposta che non ci piace: coinvolgere autotraspor­tatori, tassisti, commercianti e persino pe­scatori in una manifestazione che dovrebbe avere il significato di riunire tutte le categorie che sono scese in lotta contro il decreto “Salva Italia”.

Ma cosa dovrebbero fare’ Forse usare i tir per sfondare il recinto del cantiere, per violare i blocchi della polizia? Ci pare un’as­surdità. Nel contempo una certa politica che abbraccia rifondazione comunista (il cui re­sponsabile organizzativo torinese è stato rag­giunto da un obbligo di dimora), comunisti italiani e grillini solidarizza addirittura con gli arrestati quasi fosse un vanto essersi spor­cati le mani con la guerriglia; mentre Sel, con qualche confuso contorno di esponenti del Pd e dell’Italia dei Valori gioca sulle parole per non stare (vecchio vizio italico) nè con lo Stato nè con i picchiatori. Una salsa dal sapore amaro dopo che è stato accertato co­me, per mesi in Valle hanno operato impuniti personaggi che cercavano solo una palestra per la lotta violenta alle istituzioni demo­cratiche. E’ davvero l’ora delle scelte. Oramai solo qualche irresponsabile invasato può ne­gare il fatto che il movimento di opposizione alla Torino-Lione è diventato ostaggio di un gruppo ristretto di persone violente e fana­tiche che la Valle e quei comitati No Tav che si definiscono pacifici non hanno mai saputo o voluto isolare. Lo Stato ha fatto la sua parte, adesso tocca alla gente onesta e rispettosa delle leggi. Chi sta fuori avalla, con i com­portamenti, o anche solo con le parole, azioni sovversive e violente.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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