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Spettacolo

Fiorella Mannoia, esce oggi “Sud” il nuovo album d’inediti. Il 31 marzo live al Forum

«Ho maturato l’idea di registrare l’album “Sud” dopo aver letto il libro “Terroni” di Pino Aprile. È stato scioccante constatare che i libri di scuola non ci raccontano la verità sui fatti reali riguardo all’unità d’Ita­lia. Sentivo l’esigenza personale di restituire al Sud un po’ della dignità che le era stata tolta. Poi il mio sguar­do si allargato al Sud del mondo, che condivide la stessa sorte: depredato, saccheggiato, tenuto lontano dal pro­gresso e abbandonato a se stesso».

Raccontando i contenuti del nuovo album “Sud”, da oggi nei negozi, Fiorella Mannoia è un torrente di parole: una piena di emozioni che travolge l’intera classe politica italia­na («Hanno fallito tutti: a destra e a sinistra») e più in generale un Occi­dente troppo presuntuoso per accet­tare il lento, ma inarrestabile processo verso una società multietnica.
«Noi occidentali siamo convinti di possedere la verità assoluta. Non ci rendiamo conto che il nostro è soltan­to uno dei tanti punti di vista possibi­li. Il brano “Dal tuo sentire al mio pensare” è una riflessione sui motivi che ci hanno fatto perdere la nostra compassione».
La canzone “Quando l’angelo vola” è dedicata a Thomas Sankara, il presi­dente del Burkina Faso assassinato nel 1987.
«In soli 3 anni ha risollevato le sorti del suo Paese con una mentalità aper­ta e moderna, soprattutto sull’eman ­cipazione delle donne. Circolava in Lambretta, dicendo che non poteva essere il presidente ricco di una na­zione povera. È stato ucciso a 38 anni, perché aveva osato sfidare le grandi potenze, rifiutandosi di pagare un debito che secondo lui non apparte­neva al suo popolo, ma era stato creato dalla Francia e dagli altri colo­nizzatori ».
Perché secondo lei i nostri politici hanno fallito?
«Da troppi anni vivono distaccati dalla realtà. È un grave errore sottova­lutare la protesta dei “Forconi” in Sicilia, a prescindere da chi cerca di appropriarsene per biechi fini econo­mici e politici. Abbiamo a che fare con personaggi da cabaret che si fin­gono politici, ma politici non sono. Io mi sono sempre interessata di politi­ca, ma confesso che se domani ci fossero le elezioni, sarei in grande imbarazzo su chi votare».

Il brano “Luce” scritto da Luca Barbarossa si apre con un canto struggente del palestinese Faisal Ther…
«È uno dei più commoventi del di­sco. Inizia con una frase che mi rie­cheggia spesso nelle orecchie: “non c’è figlio che non sia mio figlio”. Partendo da questo pensiero possia­mo ritrovare la compassione che ab­biamo perso. È uno scandalo che i figli degli stranieri nati in Italia non siano riconosciuti come cittadini ita­liani. Non è certo l’immigrazione il problema più grave dell’Italia. Siamo un Paese senza regole, con pene mai certe, carceri che traboccano, polizia senza i fondi necessari. Incitare all’odio razziale non porta a nulla: bisogna stabilire rego­le e doveri per noi e per loro. È un errore anche il lassismo della sinistra, che in realtà non si sforza di com­prendere il problema per trovare una solu­zione; però mi fa più orrore chi cavalca la paura dello straniero per scopi elettorali».

Fra le canzoni dell’album “Sud” ci sono “Non è un film” scritta da Frankie Hi NRG e “Quanne vuo bene” con il testo di Titina De Filippo, so­rella maggiore di Eduardo e Peppi­no…
«La seconda è un omaggio alla canzo­ne napoletana. È un brano ancora inedito e mi onora che la famiglia De Filippo abbia deciso di farmene do­no: è un segno tangibile di stima nei miei confronti».
Proprio da Napoli, il 21 marzo, partirà il tour che arriverà al Fo­rum di Assago il 31 marzo…
«Nel prime date sarò affiancata sul palco da alcuni artisti brasiliani del Projecto Axè, creato dall’italiano Ce ­sare De Florio La Rocca, che aiuta i ragazzi di strada in Brasile attraverso l’arte con il metodo della “pedagogia del desiderio”. È un progetto innova­tivo che vorremmo importare in Ita­lia, perché c’è stato il 90% di ragazzi recuperati».

Ivano Fossati è autore della musi­ca di “Solo se mi guardassi”, il primo testo scritto da lei, che firma come co-autrice quasi tutte le pa­role del disco…
«È il punto di vista di tanti fratelli stranieri che sono “invisibili” pur vivendo in mezzo a noi. Il primo a cui ho fatto leggere il testo è stato proprio Ivano, perché sapevo che il suo giudi­zio sarebbe stato imparziale e impie­toso. Mi ha detto che è bellissimo e che avrebbe composto lui la musica: credo sia la prima volta che scrive musica per un testo di altri».
È la vostra ultima collaborazio­ne?
«No: non può fare a meno della musi­ca. La sua decisione di non fare altri dischi non mi stupisce: ha sempre sofferto le scadenze discografiche e l’esposizione mediatica. Ora farà solo l’autore: l’ho trovato più sereno».
È interamente suo anche il testo di “Un viaggio”…
«Se avessi una figlia, le direi queste parole al momento della partenza per il viaggio della vita».
È un desiderio inconscio di mater­nità?
«Non avere figli in certi momenti mi ha pesato, perché prevaleva l’istinto femminile, ma nella vita non si può avere tutto e io sono grata per la mia esistenza fortunata. Oggi sono anche contenta: i figli sono un dono di Dio, ma si vive bene anche senza. In que­sto momento essere genitori di adole­scenti è complicato: devono resistere agli attacchi della società e della tv per riuscire a crescere ragazzi intelli­genti e rispettosi delle diversità».

 

 

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