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Cronaca

Prigioniera della nave: ritrovato il cadavere della sposina biellese

Maria D’Introno, 30 anni, la sposina di Cavaglià dispersa al Giglio, è stata ritrovata cadavere ieri. Sconvolto per il tragico epilo­go, il marito Vincenzo Roselli, 40 anni, che aveva sperato fino all’ultimo: «Sarà aggrap­pata a qualche scoglio, cercatela, cercatela», aveva supplicato così i soccorri­tori.
Maria non sapeva nuotare, anzi « era letteralmente terrorizzata dall’acqua», ha spiegato ieri Car­lo Cabrio, sindaco di Salussola e titolare dell’azienda edile dove lavorava Vincenzo. La sera dell’affondamento della “Costa Concordia”, indossato il giub­botto salvagente, Maria, tenendo per mano il marito, si era tuffata in acqua, ma poi, evidentemen­te, si era aggrappata ad una rin­ghiera della nave ed era risalita.
E lì, ieri, all’interno di un com­partimento pieno d’acqua, è sta­to trovato il suo cadavere. «Ci eravamo gettati insieme – ha raccontato il marito -, ma subito dopo l’avevo persa di vista». Antonio sapeva nuotare e si è salvato così come i suoi genitori, Martire Roselli, 74 anni e Lucia Perrone di 72. Approdati a nuoto all’isola anche Antonio Roselli, 32 anni e la moglie Luciana di 30.
I sei si trovavano in crociera per festeggiare le nozze d’oro dei genitori del marito della vittima. «Sono ancora tutti a Porto Santo Stefano – ha spiegato Carlo Cabrio – e non credo che torneranno qui. Appe­na le autorità lo consentiranno, il corpo di Maria sarà portato a Corato, in Puglia, suo paese d’origine e lì si svolgeranno i funerali. Sì, ho sentito al telefo­no sia Vincenzo che Antonio, sono ancora sotto shock per quanto accaduto e per la notizia del ritrovamento di Maria. Fino al l’ultimo hanno sperato che fosse viva».

 

 

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