img_big
Il Borghese

L’empietà di Capitan Codardo

Ora il quadro è completo. Vi siete chiesti che cosa mancava nella tragedia assurda della Costa Con­cordia, per renderla arci italiana? La bella vita e i suoi piaceri che da che mondo e mondo albergano là dove siedono Bacco e Venere. Altro che omaggio ardito a Net­tuno, facendo scivolare in un inchino questo immenso palazzo galleggiante pieno all’inverosimile di passeggeri illusi di essere delle star, almeno per sette giorni “tutto compreso”. Il comandante Schettino, ormai celebre nel mondo come “Capitan Codardo”, tanto da stimolare
la fantasia dei giapponesi che sulla sua figura hanno già inventato un cartone ani­mato, ha preso il timone della nave per di­mostrare alla propria bella di essere lui il migliore, o meglio ancora il nuovo Cristoforo Colombo in grado di sfidare rocce, correnti e secche.

Ad aiutarlo una buona bottiglia di vino, di quelle che noi mortali non osiamo ordinare al ristorante, centellinato in bic­chieri di cristallo con lei, bionda, ballerina e soprattutto venticinquenne, al fianco, osan­nante ed eccitata. Che cosa possa aver im­maginato questo marinaio con la faccia da cantore neomelodico, riccioli vezzosi e ab­bronzatura perenne, prima di salire sul ponte di comando, è facile immaginarlo.

L’apoteosi era già prevista, nella suite del comando. Così sono andate le cose, in una cronaca un po’ rozza, ma in fondo veritiera. Roba da Grand Hotel dei tempi d’oro, o di Novella 2000. Solo che la Costa Concordia non era uno sloop di 10 metri, la signora non era (e forse non sarà mai) una star del cinema e lui, lo Schettino, non assomiglia neppure di schiena a Clark Gable. E una nave gigantesca con oltre 4mila passeggeri ignari di simili follie, impegnati a consumare una vacanza magari sognata da una vita, non vira di bordo con un semplice tocco di timone. Così, quella notte si è con­sumato un gesto di empietà, nell’accezione classica del termine, ignorando le regole del comando, i doveri di un capitano, il rispetto per i propri ufficiali costretti ad assistere ad un corteggiamento estremo carico di guap­pate, Per questo Schettino l’onnipotente non può essere giudicato solo sotto il profilo della responsabilità, delle vittime conclamate e di quei dispersi che forse solo il relitto potrà restituire al dolore dei loro cari: con il suo gesto folle ha offeso il mare e la morale di tutti noi, il buonsenso e l’onore della nostra ma­rineria. Il danno arrecato al prestigio della nostra storia navale è incalcolabile, come difficile da valutare sarà il danno alla nostra immagine di Bel Paese affacciato sul Me­diterraneo. E pensare che tutto sia accaduto per l’ebbrezza di uomo che si è ubriacato prima di se stesso e poi del nettare di Bacco, è troppo. Anche per un cartone animato.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo