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Il Borghese

Strangolati dai signori delle letterine

Se dessimo un’occhiata alla storia delle grandi crisi finanziarie, a cominciare dal crac della borsa di Wall Strett del 1929, forse capiremmo qualcosa delle singolari abitudini dei signori di Standard & Poor’s. All’epoca, con sospetto anticipo, quelli che sarebbero diventati i fustigatori dell’economia mondiale, “consigliarono” i loro protetti di liquidare le azioni in loro possesso. Il risultato fu una marea incontrollabile di vendite, di cessioni, di fughe in quel venerdì nero che mise in ginocchio il gigante americano. Basterebbe questo per farci diffidare dell’imparzialità di Standard & Poor’s e del disinteresse che hanno nell’appioppare quelle letterine che hanno un che di calcistico, retrocessioni comprese, facendo precipitare in un attimo le speranze e le fatiche legate al destino di milioni di persone. A questo proposito andrebbe anche detto che Standard & Poor’s è una delle “Big Three”, le tre agenzie (le altre due sono Moody’s e Fitch) che dominano il mercato mondiale del rating, che danno i voti a società, banche e governi, lanciando allarmi o, come sostengono i loro critici, chiudendo la stalla quando i buoi sono già fuggiti.

 Ma delle tre, Standard & Poor’s è forse la più audace, e per questo spesso la più criticata. Fu la prima, nell’agosto 2011, a compiere la mossa impensabile, tagliare il rating Usa, cancellando la preziosa tripla A. Da allora l’azione di questi castigamatti che pure non hanno controllori ma si comportano come una sorta di Trinità della finanza, ha messo nel mirino l’Europa con atteggiamenti che paiono a molti assolutamente predatori. Chi ci sia dietro, chi possa godere in anticipo delle loro “classifiche” a noi comuni mortali non è dato a sapere. Ma certo stupisce che i governi non abbiano ancora, congiuntamente o in maniera autonoma, alzato la voce contro gli uccellacci del malaugurio. Così tocca sempre a chi sta in basso, magari nei governi locali, magari al timone di una città, farsi carico di denunciare la manovra rapace delle Agenzie. Già perché mentre l’Italia scivola in serie BBB+, che calcisticamente parlando equivale alla lotta per non retrocedere in un campionato cadetto, pure Comuni, Province e Regioni precipitano nell’abisso condividendo la triste sorte del loro stato sovrano. Declassata l’Italia, declassati tutti gli altri, giù fino all’ultima frazione dello stivale.

E allora ne vanno di mezzo i mutui, il costo dei servizi (dalla raccolta rifiuti al biglietto dell’autobus) e i soffocanti vincoli del patto si stabilità. Allargando il ragionamento, a peggiorare è la quotidianità di decine di milioni di cittadini, Torino e Milano compresi, tanto per non lasciare dubbi. In soldoni queste letterine che mutano dalla tripla A dei migliori alla stiracchiata tripla B della nostra Italia, ci costeranno svariate centinaia di milioni di euro, un tot a famiglia, si capisce, neonati compresi. Ma allora fa bene un sindaco come Fassino a cantarle chiare a questi signori che nel loro quotidiano non scrivono certo testi sacri e che, soprattutto, non rispondono mai delle loro azioni. Gente che sta immobile e giudica come il Minosse di dantesca memoria ma che, tra le righe, muove interessi giganteschi al di qua e al di là dell’oceano. Bene, sia detto chiaro che non vogliamo tirare fuori neppure un centesimo dalla Tarsu, dall’Ici o dal biglietto del bus per finanziare le manovre di questi signori. Paghino anche loro, con i giganteschi proventi delle speculazioni finanziarie, un pezzetto di questa crisi.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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