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Cronaca

Referendum, no della Consulta: scontro tra Di Pietro e Quirinale

La Consulta dice no ai referendum elettorali, Di Pietro attacca la Corte, sostendendo che i giudici abbiano voluto fare “un piacere al Capo dello Stato”, e il Quirinale reagisce, definendo quella del leader Idv una “insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale”.

La bocciatura

La Corte Costituzionale ha bocciato i quesiti proposti dai promotori referendari guidati da Antonio Di Pietro e Arturo Parisi ritenendoli inammissibili. Il primo quesito chiedeva l’abrogazione totale del cosiddetto Porcellum, mentre il secondo interveniva puntualmente per chiedere l’abrogazione delle novità introdotte da questa legge alla legge elettorale precedente, il “Mattarellum”.

 
Tutto come previsto
L’orientamento della Consulta era già noto alla vigilia. Erano infatti circolate indiscrezioni a proposito dei dubbi dei costituzionalisti sull’inapplicabilità dello strumento referendario alle questioni elettorali. Il primo quesito veniva giudicato non praticabile perché lascerebbe formalmente sprovvisto l’ordinamento di una legge elettorale. Il secondo, che interveniva non sull’impianto complessivo del «Porcellum», ma su alcune sue singole norme, veniva giudicato di difficile ammissibilità soprattutto per quanto concerne il nodo del premio di maggioranza.

Di Pietro: “Rischio regime”
 «L’Italia si sta avviando, lentamente ma inesorabilmente verso una pericolosa deriva antidemocratica, ormai manca solo l’olio di ricino». È una reazione furiosa quella di Antonio Di Pietro, presidente dell’Idv. Si scaglia conto la Consulta, ma anche contro le massime cariche dello Stato: «Quella della Corte non è una scelta giuridica ma politica per fare un piacere al capo dello Stato, alle forze politiche e alla maggioranza trasversale e inciucista che appoggia Monti, una volgarità che rischia di farci diventare un regime».

Il Colle al leader Idv: “Insinuazione volgare”
Le parole del leader Idv fanno un certo rumore, anche al Colle. Da cui filtrano alcuni commenti: «Parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale come di una scelta adottata per fare un piacere al Capo dello Stato è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale».

 

 

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