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Il Borghese

Che incubo i lavativi

Sirene spiegate, colonne di automezzi della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle entrate che vanno a mille e poi si arrestano con un gran stridore di freni. E decine e decine di uomini che entrano correndo nei ministeri a metà mattina. Su Roma il sole splende e le impiegate, beccate in flagrante con la borsa delle spesa piena zeppa di frutta e verdura acquistata mentre dovrebbero essere in ufficio a lavorare, che straniscono di fronte al blitz. E’ scattata la caccia ai lavoratori furbetti, ai nullafacenti e ai lazzaroni. Vedo buste paga stracciate, note di biasimo su immaginarie pagelle dei funzionari pubblici, gente che piange, e qualcuno che, zitto zitto, tenta la fuga da un’uscita secondaria. Mi sveglio e sono sudato marcio. Il blitz è un incubo, bevo un sorso d’acqua e tiro un sospiro di sollievo. Non è vero niente. E immagino che non avrà seguito nella realtà dei fatti. Evidentemente quello che è capitato a Cortina, mi ha traumatizzato. E vedo controlli a tappeto ovunque contro gli evasori che girano con il Suv e i commercianti che lasciano ammuffire i registratori di cassa. Ma poi ci ripenso e non riesco a riprendere sonno.

Quanti saranno – è la domanda che varrebbe la pena di rivolgere al cosiddetto governo dei Professori – i lavativi in questo Paese? Quanti rubano gli stipendi, “tagliano” dalla scrivania, si sollazzano al bar o al supermercato nell’orario di lavoro, godono di permessi (magari sindacali o para-sindacali), malattie immaginarie e altri bluff all’italiana? E quanti occupano, in forza delle assunzioni clientelari e di equivoci ideologici sul ruolo del servizio pubblico, un posto inutile quanto ben pagato? Capperi, ma allora ci starebbe una bella azione spettacolare sullo stile Cortina per verificare quanti soldi sprechiamo. Intanto è quasi naturale (fisiologico, direbbe un amico mio, professore pure lui) che nella foltissima schiera di 3,2 milioni di dipendenti pubblici, perché tanto vale la nostra macchina burocratica, dai bassi livelli ai vertici, ci siano svariati furbastri. Ed è altrettanto vero che analisti vari, valutino in 300mila unità i lavoratori pubblici in eccesso, senza sbilanciarsi sul numero degli assenteisti. Ma immaginate il risparmio? Su una spesa complessiva per i cosiddetti statali, che vale circa 165 miliardi di euro l’anno, si potrebbe rimettere nelle tasche degli italiani qualcosa come 15/20 miliardi. Cortina, senza offendere i Vip, sommata a Portofino, Capri, Ischia e Taormina – tanto per fare nomi a caso – vale sicuramente di meno. Ma allora perché, spettacolarizzazioni a parte che pure ci stanno, ma che poi finiscono per danneggiare il turismo che è una delle poche attività che ancora funzionano, i Professori non si occupano anche dei furbetti a libro paga?

E perché – nota dolentissima – continuano a prendere tempo sui compensi della Casta e dei suoi derivati (da Montecitorio all’ultima delle società controllate dagli enti locali, tanto per intenderci) mentre ai soliti noti che sono poi i lavoratori dipendenti, i forzati del sostituto d’imposta e pure i professionisti e gli imprenditori onesti, la stangata è arrivata diritta negli occhi, e senza sconti? Perdo il sonno e corro al computer. Una ricerchina, pure frettolosa, mi dice che in Italia, tra assenteisti, fannulloni e corrotti ci sono sprechi e ruberie per 150 miliardi, senza contare i danni delle lungaggini burocratiche per le imprese (60 miliardi), e il blocco delle infrastrutture che frenano l’occupazione. Per affrontare la giornata alla meno peggio, cerco di immaginare che il blitz di Cortina sia solo il primo passo. Ma allora il sogno potrebbe essere stato premonitore? Mentre sfoglio la Smorfia per cercare i numeri buoni da giocare al lotto, ho la prima delusione: la parola assenteista non ci sta. La burocrazia è inossidabile e sfugge persino alla cabala. Figuratevi al resto.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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