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Il rap di Petrachi: «Se sogni troppo non fai molto…»

Gianluca Petrachi ha un desi­derio per il 2012: «Veder correre ancora il Toro come ha fatto finora. Perché la serie B è piena di insidie». Il Ds granata è soddi­sfatto, ma non vuole correre rischi per la corsa alla promozio­ne.
Direttore, adesso però è giu­sto riposarsi per poi ripartire da Malta, il 27 dicembre.
«E lì vorrei vedere la squadra ricominciare così come ha inizia­to. Mi auguro si torni a lavorare anche più agguerriti ed affamati che a Sappada: d’altronde la forza di questa squadra finora è stata la grande voglia di miglio­rarsi » .
Siete soddisfatti di quanto è riuscito a fare questo grup­po?
«La squadra sta facendo bene, ma bilanci non ne voglio fare. Una società di calcio non è una normale azienda: è atipica e ricca di variabili» .
Come l’ambiente, che a lu­glio contestava e ora vi so­stiene. Cos’è successo?
«Non sono servite grandi strate­gie in questo senso. I tifosi vogliono vedere una squadra che lavora e questo gruppo fin dal primo giorno di ritiro non ha mai lesinato impegno, rispettando le richieste dell’allenatore, asse­condandolo con voglia e abnega­zione».
Quanti meriti ha la società in tutto questo?
«Abbiamo lavorato con idee mol­to chiare, partendo dalla scelta di Ventura come allenatore e impo­stando il resto del lavoro da questo punto fermo. I nuovi arrivi si sono interamente calati nella mentalità di questo squadra, chi invece è rimasto è stato bravo a resettare il passato. Oggi si ragio­na da gruppo, da Toro, non più da singolo».

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