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Il Borghese

L’operaio non crede più alle favole

Se fossimo nel mondo delle favole, oggi a Mirafiori e negli altri stabilimenti del Gruppo Fiat si sarebbe brindato. Con lo spumante, o con un buon rosso di quelli che hanno corpo e sapore. Ma le favole sono finite da tempo, nel mondo dell’auto. E a Torino, a Mirafiori soprattutto, sono state pure dimenticate. L’accordo che dovrebbe sancire la ripresa della produzione, che ha fatto dire a Sergio Marchionne che «siamo di fronte ad una svolta epocale», che di fatto svincola per sempre i lavoratori Fiat dal contratto nazionale dei metalmeccanici, ai cancelli viene vissuto male. Peggio, viene interpretato come una presa in giro, l’ennesima. E non solo da parte della dirigenza del Gruppo, ma anche – e soprattutto – dalla componente sindacale che ieri – gaffe pesantissima – manco si è presentata ad illustrare i dettagli del nuovo contratto nelle officine, nonostante le assemblee fossero già state convocate. E se questo è il segno del nuovo e costruttivo rapporto tra parte industriale e parte sindacale, si comincia davvero bene. Un’ora sprecata e tanta rabbia in corpo. Una miscela che davvero non fa bene agli animi. E soprattutto in tempi di crisi.

La voce comune che si raccoglie, ammesso che qualcuno abbia voglia di parlare, è che Torino paghi più di altre città l’assurdo connubio tra un contratto che sulla carta promette, anzi impone gli straordinari, e una realtà di fabbrica dove si lavora sei giorni al mese, quando va bene. Gli straordinari dunque sono una chimera perché la busta paga media è non solo leggera, ma impalpabile visto che supera appena i 700 euro. E la tredicesima non aggiungerà più che uno stentato sorriso, visto che non arriverà certo ad una mensilità piena. Si mastica rabbia, inutile negarlo. Rabbia per quelle officine vuote, per i soldi che sono sempre meno e per il sindacato assente, «normalizzato», come dice qualcuno. O peggio che ha saltato la barricata in nome di globalizzazione e profitto di mercato. «Siamo presi in giro da tutti» è la summa dei commenti raccolti e certo non ce lo si aspettava all’indomani di un accordo che tuttavia qualche frutto lo sta già dando, almeno in quel di Pomigliano dove ieri è cominciata la produzione della nuova Panda. Ma qui – a Torino – si chiedono gli operai che cosa faremo? E quando? spiace dirlo, ma il 2012 sarà ancora un anno di cassa integrazione, per vedere la luce si dovrà aspettare almeno il dicembre prossimo. Un traguardo lontano, forse troppo se si deve mantenere la famiglia con pochi spiccioli.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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