img_big
Il Borghese

Tasse, capitali scudati e beffe

Ieri pomeriggio, nel gran caos delle indiscrezioni sugli emendamenti alla Manovra, era emersa anche l’ipotesi di un aumento dell’imposta di bollo sui conti correnti. Un aumento che a dire il vero ci sarà, fino a 100 euro, ma riguarderà i conti intestati a persone giuridiche o aziende. Fatto sta che ieri sera, a un certo punto il sottosegretario al Tesoro ha sentito l’urgenza di intervenire per correggere il tiro: la tassa di 34,20 euro già la paghiamo e ora verrà tolta per i conti con depositi al di sotto dei 5mila euro. In serata ha dovuto precisarlo anche il premier Monti, seppure senza cancellare la sensazione che in qualche modo una  brutta sorpresa fosse dietro l’angolo.

Perché, diciamolo chiaramente, al di là delle belle parole di facciata dei vari esponenti di partito l’uomo della strada si sente sempre più intimorito da questi “professoroni”, questi bocconiani così tecnici e così attrezzati anche per i miracoli, come si conviene agli uomini della Provvidenza. Fatto sta che, per il momento, i bocconiani fanno pagare solo l’uomo della strada.

Rinviati i tagli alla politica, lasciate a scadenza le Province che si volevano abolite dall’oggi al domani, affidato ai parlamentari il compito di tagliare i loro stessi emolumenti – praticamente si chiede al lupo di vegliare sul gregge di pecore – rimaniamo con l’immediatezza delle accise sulla benzina, con la nuova imposta sugli immobili – ma con detrazioni per chi ha prole, in virtù di cinquanta euro a figlio, come a dire che mal gliene incolse a single impenitenti e via discorrendo… – e persino con la sensazione di smarrimento, di autentico panico che può prenderci. Ci avevano annunciato una imposta sui capitali scudati, quelli dei furbetti che li hanno fatti rientrare dall’estero, per intenderci. Ben l’1,5 per cento, una elemosina. Poi ci hanno detto che neppure questa elemosina sembrava attuabile, che troppe erano le difficoltà di mettere le mani su quei capitali. Ora, invece, ci dicono che la “feroce imposta” passa al 2 per cento! E secondo voi l’uomo della strada non ha di che rimanere basito e disorientato di fronte a tutto questo?

Nelle parole del premier Monti, ieri sera, cogliamo anche riferimenti alla crescita del Paese – e sarebbe ora di pensare a investire, non solo a tagliare o tassare – e pure allo stato sociale. Persino una mancata misura di “protezione”, come per le famiglie costrette a fare i conti con l’aumento dell’Iva, può diventare un’occasione per rivedere l’intero meccanismo delle deduzioni e quindi dello stato sociale. L’unico vantaggio che ci pare di ravvisare nel discorso sulla manovra, onestamente, è che non si gonfino le cifre con previsioni sul recupero dell’evasione fiscale: quella che sarebbe la reale soluzione a molti guai del Paese, ma che si traduce solitamente in somme colossali nei comunicati stampa, mai corrispondenti a quanto realmente torna nelle casse dell’erario. Almeno stavolta ci siamo risparmiati l’ipocrisia. O forse no?

andrea.monticone@cronacaqui.it

 

 

 

 

Condividi sui social:

Scopri inoltre...

Precedente
Successivo
Precedente
Successivo