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Il Borghese

L’auto è il bancomat del Governo

In attesa che arrivino in cassa i soldi della nuova Ici, in attesa che i Paperoni versino il dovuto per i capitali scudati (poco più che una mancia), che si concretizzino i tagli alla Casta (mai retroattivi, per carità!), che si taglino le Province, i consigli di amministrazione delle municipalizzate, gli enti inutili, che si snidino i falsi invalidi e gli evasori, il Governo fa cassa con la benzina. Come prima, più di prima. E subito. Aumento immediato per le accise sui carburanti, come recita il decreto «a decorrere dalla data di entrata in vigore» (cioè da oggi) delle aliquote sulla benzina che sale di 8,2 centesimi al litro e del diesel che aumenta di 11,2 centesimi. Traducendo in pratica, il Governo  ci impone un sacrificio da tre a sette euro in più per ogni pieno di carburante.

Tralasciando l’eleganza del gesto alla vigilia di un ponte nel quale si sposteranno milioni di cristiani e non, resta il fatto che a pagare non sono solo sempre i soliti, come abbiamo titolato ieri, ma in particolare gli automobilisti i quali sono diventati i veri e propri bancomat di qualunque manovra, finanziaria e non. La questione delle accise sulla benzina, della quale vi grazio anche perché ve l’ho somministrata più e più volte, comincia troppo in là nella nostra storia, a cominciare dalla guerra di Abissinia (1935), per arrivare al terremoto del Belice (1968), alla missione in Bosnia (1996), fino alle addizionali regionali per i danni da alluvione (come “concessione” dello Stato alle Regioni per i fondi mai elargiti), ultima delle quali la copertura (parziale, si capisce) delle devastazioni del maltempo in Liguria e Toscana (novembre 2011), per rappresentare una novità. Il nuovo che avanza, semmai, è rappresentato dall’Iva – imposta aggiuntiva – che è già salita di un punto e adesso crescerà di altri due, attestandosi al 23%.

Non sarà politicamente corretto, visti i tempi, ma questa mazzata ha un sapore ancora più amaro rispetto alle tasse sulla casa, sui capitali (se ci saranno) e quanto altro ha deciso il Governo Monti. Sa di tappo, come un vino vecchio, mal conservato e di scarsa qualità. Peggio, manca di fantasia, quella che ci saremmo aspettati da un governo di professori, tecnici e banchieri. Ad aumentare la benzina ci avrebbe pensato anche la signora Maria, se messa alle strette con un problema di pronta cassa. Facile, troppo facile bastonare un popolo, quello degli automobilisti, che per altro viene additato di ogni responsabilità: smog, ingorghi, rumore e via di seguito. Di fatto ci sembra che ancora una volta si ignori la natura del nostro territorio, la sua rete di strade e stradine, le difficoltà mai superate della rete ferroviaria, soprattutto locale, la mancanza di vere reti metropolitane, l’inadeguatezza del trasporto pubblico. All’auto, cari signori, siamo condannati. Serve per lavorare, bisognerebbe considerarlo, per portare i figli a scuola, per fare la spesa. Oltre che per trasportare le merci, ragione per la quale – assurdità nell’assurdità – ci pare irragionevole colpire maggiormente il gasolio da autotrazione, rispetto alla benzina verde. Se la spinta allo sviluppo del Paese dobbiamo giudicarla dai primi provvedimenti urgenti, c’è davvero poco da stare allegri.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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