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Spettacolo

Da Crudelia a Marylin, gli ottanta volti di Brachetti: “Ecco il mio zapping teatrale”

L’amore per il cinema di Ar­turo Brachetti arriva dall’infanzia: da allora non l’ha mai tradito. E ora è giunto il momento di celebrarlo con uno spettacolo, “Brachetti Ciak, si gi­ra!”, il nuovo show del torinese genio irriverente del trasformi­smo che tutto il mondo ci invidia in programma dal 6 all’11 dicem­bre al Teatro Colosseo. Sulla scia del trionfale successo parigino (due mesi di sold out alle “Folies Bergère”) e prima di partire per la tournée che lo porterà a Vienna, in Canada e a New York, Arturo arriva nella sua città con questa nuova mirabolante avventura in cui si moltiplica per ottanta per­sonaggi- icone della settima arte.
Brachetti, ci anticipa qualcuno dei miti del cinema che metterà in scena?
«È uno zapping teatrale. Comin­cio con i miei miti infantili come Crudelia De Mon e Zorro, quindi apro un capitolo sul cinema dell’orrore fino ad arrivare a un omaggio a Fellini e un finale hol­lywoodiano dove mi sbizzarrisco: Liza Minelli, Marylin, Esther Wil­liams, Jack Sparrow, Harry Potter, Gene Kelly, Humphrey Bogart».
Come li ha scelti?
«Secondo un criterio di ricono­scibilità. Poi ognuno ci può trova­re quello che vuole. In novanta minuti di spettacolo sono come un burattinaio che muove questi personaggi. La gente torna a casa con il cuore leggero, ed è quello che voglio: far sognare i bambini e far tornare bambini i grandi, ma­gari anche con una dose di sana, lieve nostalgia».
I suoi trucchi sono segretissimi. Ne ha qualcuno nuovo?
«Una volta ero l’unico al mondo a fare quel che faccio. Ora mi copia­no, inevitabile. E io rispondo con nuovi effetti, l’ultimo è che mi presento in mutande tricolore e in quattro secondi mi rivesto com­pletamente. I colleghi sono anco­ra lì a scervellarsi».
Intanto si dà alla pubblicità: l’azienda torinese del Digestivo Antonetto l’ha ingaggiato per il suo spot.
« Proprio così. Torinese io, l’azienda, il set dove abbiamo gi­rato con il regista Alessandro Marrazzo. Sarà una pubblicità che divertirà molto, mi vedrete in un numero di trasformismo sui pericoli della cattiva digestio­ne».
Ha portato i suoi spettacoli in giro per tutti i continenti. Qual l’immagine di Torino nel mon­do?
«Prima delle Olimpiadi dovevo spiegare che ero nato in un posto tra Milano e Nizza, adesso tutti sanno dov’è Torino. Mi è capitato addirittura di incontrare giornali­sti tedeschi qui per lavoro che, talmente entusiasti, ci sono torna­ti in vacanza con le loro mogli. Sono molto orgoglioso della mia città».

 

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