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Cronaca

«Joy uccisa da un cliente, chi sa qualcosa parli»

Eccola Joy Dirisu. Capelli neri, occhi marroni, uno sguardo profondo e triste, è l’ultima vittima degli schiavisti che gestiscono la tratta a Torino. Uomini e donne senza scrupoli che, denuncia il presidente dell’associazione Amici di Lazzaro, «hanno cominciato a sfruttare anche le giovani ospitate nei centri per rifugiati».

L’omicidio della nigeriana, uccisa a 21 anni e gettata in un torrente nel Novarese, risale alla notte tra il 21 e il 22 settembre. E ora, due mesi dopo il rinvenimento del cadavere, la questura lancia un appello per trovare conferme ad una pista che pare ben delineata. «Riteniamo che possa essere stata uccisa da un cliente» spiega il capo della mobile di Novara, Silvia Elena Passoni, ma per arrivare al killer «abbiamo bisogno che chi sa qualcosa si rivolga a noi». La divulgazione della fotografia serve proprio a questo. A fare in modo che qualcuno, magari un cliente, riconoscendola possa riferire ciò di cui è a conoscenza.

L’omicidio è avvenuto a Novara e il corpo è stato trovato nelle gelide acque dell’Agogna, ma Joy viveva a Torino e le indagini sono state estese anche qui. «Abbiamo scoperto dove abitava – spiega Silvia Elena Passoni – e abbiamo sentito alcuni conoscenti della giovane che risiedono a Torino come persone informate dei fatti».

Di più il capo della mobile non dice. Ma a quanto pare Joy frequentava la zona di Porta Palazzo. «Mi risulta che in quel quartiere seguisse un corso di italiano dalle suore» dice Paolo Botti, presidente di Amici Di Lazzaro (www.amicidilazzaro.it), un’associazione torinese che da anni si batte per i diritti delle vittime della tratta e grazie al lavoro svolto in strada riesce ad avere un quadro sempre aggiornato di ciò che accade nel mondo dello sfruttamento. «L’ultima novità – rivela Botti – è il fenomeno dello sfruttamento di giovani rifugiate politiche di nazionalità nigeriana, provenienti da Lampedusa ed ospitate in vari centri di accoglienza di Torino e paesi della cintura. Con il pulmino dei nostri volontari che di notte incontrano e aiutano le giovani vittime di sfruttamento ne abbiamo conosciute molte». E «queste donne, pur se ospitate e mantenute con vitto e alloggio tramite i fondi governativi, vengono costrette alla prostituzione dai trafficanti che chiedono loro il denaro speso per farle arrivare prima in Libia e poi in Italia».
La cifra fatta pagare alle vittime, prosegue Botti, «è leggermente più bassa di quella chiesta di solito alle vittime della tratta che arrivano con l’aereo, 35mila euro contro 50 o 70mila. E le ragazze non sono controllate a vista, ma con la minaccia di ritorsioni sulla famiglia».

Amici di Lazzaro si sta adoperando «per visitare i vari centri e incontrare le giovani vittime ospitate, fornendo loro supporto e aiuto per far comprendere che è possibile sottrarsi al ricatto». Ma per svolgere la propria attività l’associazione ha bisogno di risorse. «Lanciamo un appello alle tante persone di buona volontà che vogliano aiutarci – conclude Botti – ognuno secondo le proprie possibilità».

tamagnone@cronacaqui.it 

 

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