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Il Borghese

La pecora deve essere ottimista

Sarà perché ho un cappotto di lana, una giacca di lana, pantaloni di lana e pure la cravatta di lana, ma mi sento una pecora. Una delle tante che camminano attorno a me. Le pecorelle del gregge da tosare. Via il cappotto, la giacca e pure pantaloni e cravatta? Beh, non esageriamo. Ma in aria c’è il sentore (meglio sarebbe dire la certezza) di sforbiciate possenti. Il Professore Monti ha sbandierato in Europa “un piano di misure impressionanti” e nonostante la pastoie romane sulle nomine dei sottosegretari e dei viceministri (che si è sbloccata ieri) è intenzionato a fare quello che un governo politico avrebbe difficoltà solo a pensare.

E d’altra parte è il compito suo. Ma a voler essere precisi non è solo questo a farci sentire il rumore sinistro delle forbici. Siamo in procinto di subire, giorno dopo giorno, piccoli fastidiosi taglietti alle nostre economie quotidiane, proprio sotto casa, sul tram, al parcheggio, sul treno. E se abbiamo un’auto prepariamoci all’attacco delle compagnie assicurative e all’aggressione delle società petrolifere con la complicità delle accise di stato. Dovremo rassegnarci, il momento è difficile: l’inflazione balza al 3,4 per cento ad ottobre (era all’1,8% nel quarto trimestre 2010), le vendite al dettaglio a settembre scivolano dell’1,6% su base annua, la produzione nel settore costruzioni crolla del 5,8% rispetto al 2010. E ancora, il fatturato registra un calo congiunturale dell’ 8,3%. Gli economisti disegnano un quadro in cui la crisi di liquidità sta spingendo l’Italia verso una recessione tecnica e ci vuole poco ad immaginare che se l’ultimo trimestre di quest’anno è negativo, lo sarà pure il primo trimestre del 2012. Dunque, le forbici. Lo Stato taglia i contributi alle Regioni, le Regioni tagliano le erogazioni verso il basso. Il risultato sarà sotto gli occhi di tutti (o lo è già): aumenteranno i biglietti dei treni, quelli del trasporto locale, si allargheranno le zone blu dove si parcheggia a tassametro. E poi c’è l’Iva: ad ogni ritocco corrisponde un arrotondamento.

 La palude in cui si muovono le famiglie si allarga e le associazioni dei consumatori, settimana dopo settimana ritoccano – in crescita – le previsioni sui costi aggiuntivi che toccheranno ad ogni singolo nucleo famigliare. Il risultato è chiaro: cinghie sempre più strette, calo dei consumi, riduzione della moneta circolante. Eppure non ci calza a pennello questa immagine di paese in mutande, perchè se è vero che l’Italia è gravata da un debito pubblico di 1.900 miliardi è anche vero che sui conti correnti degli italiani sono depositati circa 1.380 miliardi (fonte Bankitalia) e che gli immobili, per 80 per cento di proprietà, sono un tesoretto di almeno 5mila miliardi, a cui se ne possono aggiungere almeno altri 8 sommando tutte le forme di investimento e di risparmio delle famiglie. La bancarotta è scongiurata, senza dover ricorrere al sapere di un nobel per l’economia. Quel che occorre, al di là delle turbolenze finanziarie che continuano ad imperversare, è vivere questa emergenza con i nervi saldi. E, consentitemi, anche con un pizzico di ottimismo. In fondo, il pelo tosato prima o poi ricresce.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

 

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