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Cronaca

Delitto di via Poma, al via il processo d’appello a Roma

E’ cominciata la prima udienza del processo d’appello per l’omicidio di via Poma. Presente in aula Raniero Busco, l’ex fidanzato di Simonetta Cesaroni condannato in primo grado a 24 anni di reclusione. Accompagnato dalla moglie, Roberta Milletari, Busco non ha rilasciato dichiarazioni ai tanti giornalisti presenti al processo. Il Collegio giudicante e’ presieduto da Mario Lucio D’Andria con a latere Giancarlo De Cataldo.

La prima decisione importante che dovranno prendere i giudici e’ quella di valutare se disporre una maxi perizia in grado di ”fissare e rispondere” in maniera definitiva a quegli elementi su cui si e’ fondata la riapertura dell’inchiesta nel 2007. Sono stati gli stessi difensori di Busco, gli avvocati Paolo Loria e Franco Coppi a sollecitare con i loro atti d’appello la riapertura del dibattimento.

E’ stata prenotata l’aula magna del palazzo di giustizia capitolino in virtù delle numerose richieste di accredito da parte di testate giornalistiche e televisive. Sono stati gli stessi difensori di Raniero Busco, gli avvocati Paolo Loria e Franco Coppi, a sollecitare con i loro atti d’appello la riapertura del dibattimento. Tutto ciò, chiedendo che una perizia dei giudici – magari affidata a un collegio di esperti – focalizzi l’attenzione sulle tracce biologiche (probabilmente saliva) trovate sul corpetto che indossava Simonetta Cesaroni quando fu uccisa, e su un morso sul seno della ragazza. Dalle analisi dei consulenti del pm, isolato il Dna, quelle tracce apparterrebbero a Busco; dell’ex fidanzato, poi, sarebbe l’impronta dentaria trovata sul seno.

Si fa largo però un altro elemento sul quale la difesa chiederà di fare chiarezza: esaminare una traccia biologica sulla maniglia della porta dell’ufficio dove Simonetta fu trovata massacrata. Tutto ciò, in presenza di una diversa interpretazione data alla stessa dai consulenti del pm e della difesa. Per i primi, infatti, quella traccia è riconducibile a Busco; per i secondi è sangue di gruppo A, diverso dal gruppo sanguigno dell’ex fidanzato-condannato.

Nella puntata di ieri sera ”Chi l’ha visto” ha mostrato il documento che certifica che le tracce di sangue trovate sulla porta dell’ufficio di via Poma dove lavorava Simonetta Cesaroni non appartengono a Raniero Busco.

 

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