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Il Borghese

E per adesso ci sono solo le tasse

Per quel che capisco c’è una certezza: pagheremo più tasse. Su questo il Professore Monti è stato chiarissimo. Ritorna l’Ici, magari sotto forma di Imu, parolina ancora sconosciuta ai più che tuttavia non cambia la sostanza dei prelievi sulle proprietà immobiliari. E il primo passo verso l’equità sociale (paghiamo tutti) si risolve con una semplice equazione: più case hai, più paghi. Come se in questo Paese mediamente agiato (chiedo scusa ai pessimisti che ci vedono come una gigantesca bidonville) fosse un reato avere un monolocale proprio e la casa ereditata dai genitori. Sono questi i nuovi ricchi da bastonare? Per adesso ci pare così. Ma bisognerebbe chiedere un parere a chi si è indebitato fino alle  mutande (chiedo scusa per la volgarità) per racimolare l’anticipo e accollarsi un mutuo che già lo strozza di suo, per sapere che cosa ne pensa di questa equità. Ma lo sapevamo già che sarebbe finita così.

Ci aspettiamo però, come anticipo della tredicesima, buone notizie anche sui grandi capitali, sulle rendite finanziarie, sulle maxi proprietà e, udite udite, anche sulla cura dimagrante della Casta. Già, la Casta. La vediamo sfilare, adesso che esiste una sorta di “partito unico di maggioranza” (Lega esclusa) nella terza Camera dello Stato, ossia da Vespa, a puntualizzare e minimizzare argomenti sui quali fino a qualche giorno fa si scannava letteralmente. Va tutto bene, Madama la Marchesa, ma i tagli ai privilegiati? La patrimoniale su stipendi sontuosi e pensioni per le quali investi un euro e ne ricavi cinque a fine mandato? Di quello non si parla. Come non si fa cenno ai tagli ai ministeri, alle auto blu, ai privilegi della Castina, quella piccola che si annida in ogni Regione, Provincia, Comune, società partecipata e via discorrendo.

Basterà l’Ici, o l’Imu, a tirarci fuori dai guai? Certo che no. Per i già tosati membri del gregge italico ci sarà il redditometro per tassare il camper, la barchetta da pesca, la motocicletta e il Suv. E poi c’è il lavoro. Il professore Monti, se non si smentirà – e non lo ha fatto nel discorso di insediamento – la pensa come Marchionne. E non pare disdegni quell’articolo 8 per il quale le parti sociali volevano crocifiggere il Cavaliere e il suo Governo. Certo, il Professore lo fa con stile, parla di spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, il che – traducendo – ci porta alla famosa, o famigerata a seconda dei punti di vista, contrattazione di prossimità. E di fatto alla teoria di Marchionne. Quanto basta per rompere il fidanzamento con la Cgil e soprattutto con la Fiom? Pare di sì, anche se pure loro usano il fioretto e non il manico del piccone. In realtà il sindacato aspetta, e questa volta con il beneplacito di tutti i lavoratori, che i grandi imprenditori ricomincino a far funzionare le fabbriche invece di costruire altrove, con il risultato di vedere le nostre officine ammuffire mentre quelle dell’est europeo fanno i tripli turni. Idem dicasi per i giovani: il professore introdurrà una regola per la quale si potrà assumerli senza contributi ammazza-cristiani? La riforma dell’apprendistato è sul tavolo, proprio assieme alla possibilità di licenziare i neoassunti in caso di seri problemi economici dell’azienda. Ma il tavolo non basta, soprattutto se ha molti cassetti nei quali riporre i progetti scomodi. Riassumendo, nel carnet del Professore c’è una certezza, le tasse; c’è una zona d’ombra (i tagli alla Casta e compagnia di giro) e una nebulosa (il lavoro nelle sue più diverse accezioni). Per essere sintetici, al momento ci sono sole le tasse.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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