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Il Borghese

A lezione di odio quotidiano

Gli studenti odiavano Berlusconi e la ministra Gelmini. Da oggi sappiamo che odiano pure Monti e il ministro Profumo. Peggio, il Professore sarebbe addirittura il mandante delle cariche della polizia, una sorta di super agente provocatore in loden verde d’ordinanza. Il succo della giornata mondiale dello studente che si è celebrata in quasi tutte le piazze d’Italia, Torino e Milano in testa, si capisce, è tutto qui. I cattivi maestri, quelli che mandano i pivelli a sradicare i cartelli stradali da gettare contro la polizia e finiscono all’ospedale con la testa rotta, non vanno in pensione e dimostrano come il loro credo becero vada bene per tutte le stagioni. Solo il tempo di cambiare le scritte sugli striscioni, radunare i fessacchiotti, intrupparli in mezzo ai picchiatori prezzolati e il gioco è fatto.

Ci ritroviamo così con altri danni da sommare a quelli che la crisi ci produce ogni giorno, con qualche decina di poliziotti contusi e con un’altra giornata da dimenticare. Intendiamoci bene, la scuola che educa e indirizza ad una vita di studio e di lavoro con la manifestazione non aveva nulla a che fare: a questi figuri che hanno il tempo per organizzarsi, studiare i percorsi per attaccare banche e università, che sfidano le forze dell’ordine e che possono contare su armi improprie e fumogeni, dei piani di studio, delle facoltà a numero chiuso, così come delle reali necessità della scuola dell’obbligo non importa assolutamente nulla. Loro, quelli che noi chiamiamo cattivi maestri dai tempi in cui soffiavano sul fuoco dell’eversione, perseguono solo l’obiettivo della tensione e della guerriglia di strada. Se non fosse così sfilerebbero con i libri sotto il braccio e non con pietre, bastoni e paline stradali divelte dal selciato. Per questo Monti vale Berlusconi e Profumo equivale alla Gelmini.

Anzi, forse il professor Profumo è pure peggio, visto che l’università la conosce come le sue tasche e potrebbe fare lezione sulle magagne vere della nostra scuola. Per dirla tutta, ieri si è persa l’occasione, ammesso che fosse il caso di cercarla, per mettere a fuoco i veri problemi degli studenti. Quelli che sgobbano davvero ma che poi non hanno un futuro, quelli che stentano a tenere il passo con le tasse universitarie o devono abbandonare le superiori perché le famiglie non ce la fanno più a mantenerli. E l’occasione è mancata soprattutto perché gli studenti veri in strada non c’erano. Come al solito i cortei sono fatti a metà di perdigiorno e l’altra metà di violenti. Con i secondi che sono più numerosi dei primi. Così la scuola diventa solo un espediente per fare casino e non un problema da risolvere.

beppe.fossati@cronacaqui.it

 

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